Il preambolo è sempre (inevitabilmente?) lo stesso di altri 10, 100, 1.000 teen horror usciti negli ultimi 20 anni: tradizionale gang di smandrappati iùessèi - lei oca e paranoica, lui fighetto e saccente, l'altro sborone e mentecatto - che si diverte solo all'idea di fare i propri comodi e infrangere le regole, si spinge troppo "oltre" e finisce, com'è divinamente giusto che sia, per prendersela in quel posto.
Di inedito, però, in questo caso c'è il «troppo "oltre"» della situazione: niente vacanze nel bosco a base di sesso, droga e rock'n'roll; niente escursioni in ospedali psichiatrici con divieti di ingresso di 6 metri per 3; niente abusi di tecnologia (e stupidità) che rievocano fantasmi in debito di hair-styling. In Frozen, tutto ha inizio con la voglia di farsi un'ultima sciata fuori orario - «La prego, ci faccia salire... Torniamo giù alla velocità della luce, promesso!» - che si conclude con l'arresto improvviso della seggiovia nel vuoto e in piena notte...
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