feliciano lopez vince il torneo di johannesburg in finale su stephane robert

Nell'Almanacco dei Luoghi Comuni dell'ATP - secondo cui David Ferrer «non regala un punto», Jarkko Nieminen «fa giocare male gli avversari» e Juan Carlos Ferrero «qualche anno fa questi colpi non li sbagliava», solo per fare qualche esempio - lui è uno dei pochi a comparire per ben due volte: alla voce «spagnolo atipico» e alla voce «party monster».
Merito (o colpa?) del suo tennis aggressivo tutto-talento-e-niente-sudore, da cui l'accezione di «spagnolo atipico», e del suo risaputo buongusto per feste, gnocca e movida, da cui l'accezione di «party monster». Che, secondo i più, combinate insieme spiegherebbero perché Feliciano Lopez, in oltre dodici anni di attività, non sia mai riuscito a spingersi oltre la ventesima piazza del ranking, toccata a inizio 2005 e nuovamente sfiorata a metà 2008...

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Image Credit: @Reg Caldecott

locandina poster di paranormal activity

Ovvero: ci si può forse aspettare che sia davvero «agghiacciante» e «demoniaco» un film il cui pubblico in sala ha un'età media di 13 anni?
Forse era questo l'«incubo ad occhi aperti» di cui parla il trailer: passare un'ora e mezza in compagnia di 200 bimbominkia brufolosi che, invece di restare a casa con la girlfriend a imparare la tabellina del 3 - o a emulare i "fenomeni" (quelli sì, «paranormali») di Io Canto -, decidono di andare al cinema a vedere Paranormal Activity e per tutto il tempo sbaccarano senza ritegno come se fossero al circo.

Non che il prodotto meriti un trattamento migliore o anche soltanto diverso, intendiamoci. Nonostante un 83% di rating su Rotten Tomatoes, un 6.8/10 su Internet Movie DataBase e, soprattutto, nonostante i suoi oltre 100 milioni di dollari incassati a fronte degli appena 15mila spesi, l'opera prima di Oren Peli (già in odore di "nuovo Re Mida di Hollywood") è un colossale bluff senza idee, senza spessore e, peggio ancora, senza un solo secondo di tensione...

locandina di baciami ancora di gabriele muccino con stefano accorsi e vittoria puccini

Per quel poco che è dato sapere al momento, la concorrenza sembra già piuttosto agguerrita, a cominciare da Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek (12 marzo) e Cosa Voglio Di Più di Silvio Soldini (30 aprile).
Ciò nonostante, con un sorpasso all'ultima curva su Io, Loro E Lara, il nuovo, attesissimo (?L'Ultimo Bacio 10 Anni Dopo - aka Baciami Ancora - di Gabriele Muccino si è provvisoriamente insediato alla posizione Numero 1 delle superciofeche-da-shock-anafilattico dell'anno e ha tutta l'aria di poterci restare molto (MOLTO) a lungo.

Certo: stupidi noi che, essendo stati ampiamente messi in guardia da tutte le recensioni con un minimo sindacabile di affidabilità, abbiamo voluto ugualmente concedergli la chance di essere la classica leccornia per papille gustative deviate da assuefazione alla spazzatura. Invece no, nemmeno quello: Baciami Ancora è soltanto una sguaiata patacca fine a se stessa, a funesta riprova del fatto che - se non verrà soccorso quanto prima da una provvidenziale tabula rasa - il Cinema Italiano non attraverserà vivo la soglia del 2012...

Roger Federer vincitore degli Australian Open

Forse ci eravamo abituati troppo bene.
Delle quattro prove dello Slam, quella di Melbourne è sempre stata - pur tra gli spernacchi dei puristi - la più prodiga di sorprese, rivelazioni e pronostici impazziti. Che fosse perché i Big ci arrivavano ancora infeltriti dai carichi di lavoro invernale (o non ci arrivavano proprio) o perché 40 gradi all'ombra non fanno differenza tra carneadi e Top10, la Rod Laver Arena ci ha regalato, specie negli ultimi 15 anni, le imprevedibili fiammate di Moya, Korda, Enqvist, Clement, Johansson, Schuettler, Baghdatis, Gonzalez, Tsonga e Verdasco, ed era lecito aspettarsi che l'edizione 2010 non avrebbe fatto eccezione.

Invece sì: Roger Federer e Serena Williams si sono confermati sempre più soli sul tetto del mondo, le emozioni sono state poche e ancor meno i match memorabili, e solo le intrusioni di Justine Henin - ennesimo caso di rientro ai vertici del circuito femminile dopo mesi di ritiro - e Marin Cilic hanno saputo dare un minimo sindacale di novità al consueto menu a base di topi e zucche erroneamente ritenuti cavalli e carrozze...

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Nonostante le statistiche certifichino ormai da sempre che il nostro è uno dei Paesi più connettivamente arretrati tra quelli - cosiddettiavanzati, è però innegabile che il fermento creativo che si agita nel sottobosco del Web made in Italy lasci intravedere qualche spiraglio di ottimismo in più rispetto a quelli suggeriti dalle periodiche indagini di consumo.

E non soltanto in fatto di blog e annesse fiammate stagionali, ma anche (e soprattutto) in fatto di comunicazione, mobilitazione e aggregazione, categoria nella quale rientrano a pieno titolo tutte quelle "attività 2.0" che, animate dall'intraprendenza e dallo spirito di iniziativa privata, mirano a svolgere un ruolo di connessione sociale laddove le Istituzioni abitualmente nicchiano o, peggio ancora, sono assenti del tutto...

Secondo me .

apple ipad.jpg

Image Credits: @Ansa

nichi vendola ha vinto le primarie del PD in puglia

Come ha acutamente osservato l'amico Massimo Garlando su Facebook, «Ora il PD riesce a perdere pure le Primarie».
Ma pare che non serva nemmeno il plebiscito con cui il nemico Vendola ha rovinato la festa a Massimo D'Alema e PierLuigi Bersani per far riflettere "chi di dovere" sullo scollamento sempre più insanabile tra i poltronismi di palazzo perseguiti dall'inamovibile Dirigenza Bolscevica e la voglia di cambiamento invocata e sostenuta - non solo a parole, evidentemente - dagli elettori.

Dice: ma anche Bersani non lo hanno forse messo lì gli elettori?
Va beh, l'alternativa si chiamava Dario Franceschini (senza nulla togliere all'incolpevole carneade Ignazio Marino): è come imbastire un ballottaggio tra un calcio sugli stinchi e uno sui coglioni. Ubi major...

Vale di più i soldi del biglietto A Single Man o Tra Le Nuvole?

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locandina del film a single man di tom ford con colin firth

Per gli amanti del brivido non ci sono solamente gli sport estremi e il modello unico a mettere a dura prova la regolarità delle frequenze cardiache: c'è anche (attività forse meno mainstream ma non certo meno pericolosa) la doppietta al cinema il sabato sera. Perché, rispetto alla proiezione singola one shot, il rischio di incappare in una ciofeca raddoppia e con esso, complice il progressivo rilassamento dovuto alla permanenza prolungata in sala, raddoppia anche il rischio di sprofondare in un - seppur involontario - colossale abbiocco.

Ma per quanto avessi questo teorema ben chiaro in mente, oltre a una serie di precedenti statistici per nulla favorevoli, ieri sera ho ugualmente trovato il coraggio di riprovare, dopo lungo tempo, l'ebbrezza dell'uno-due davanti al grande schermo. Dove l'uno era A Single Man di Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore, e il due, come preannunciatoTra Le Nuvole di Jason Reitman con George Clooney e Vera Farmiga...

Com'è il nuovo, attesissimo singolo di Roisin Murphy?

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E' così:

locandina di avatar di james cameron

Magari sono l'unico a riconoscere una qualche (capziosa?) differenza tra «vedere» e «guardare» - la stessa che riconosco tra «sentire» e «ascoltare», per intenderci -, quindi il mio metro di giudizio non è altro che un trip per voler necessariamente vedere del marcio (o del buono?) dove non ce n'è.

Sicuramente, però, malgrado i planetari entusiasmi, anche economici, raccolti da Avatar dal giorno della sua uscita, non sono l'unico ad avere avuto la percezione che sotto la - oggettiva, ci mancherebbe - sontuosità dell'apparato estetico e tecnologico del film ci siano una storiella fritta e rifritta, una sceneggiatura poco più che bimbominkia e una recitazione che nemmeno nei direct-to-video (con Sigourney Weaver, in particolare, che supera se stessa e, tra lei e il suo avatar, colleziona un totale di UNA espressione su 2 ore e 40 di pellicola)...

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