LASCIAMI ENTRARE
(Let The Right One In, di Tomas Alfredson con Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar | Svezia, 2008 | Drammatico | Sito ufficiale internazionale | Sito ufficiale italiano)
In pieno trend di vampirismo glam - esploso con Buffy e Underworld, consacratosi con Twilight e già pronto a mietere nuove vittime con True Blood -, Lasciami Entrare potrebbe erroneamente essere scambiato per la classica operazione commerciale che cerca di cavalcare l'onda accontentando anche una fascia di pubblico diversa e più (fintamente) sofisticata da quella specifica propria del genere.
La pellicola di Alfredson è, infatti, una inattesa epifania di sentimenti preadolescenziali contrastanti, Eros e Thanatos, attraverso cui traspare una sensibilità cinefila che va al di là delle etichette di categoria...
Il film, infatti, non è un horror, non è un thriller e non è un dramma: è un "racconto", nel senso più ampio e trasversale del termine, nel quale si mescolano la ricerca di sé e quella dell'altro, il rimorso e la vendetta, il cinismo e la passione, il sangue e la neve.
Così, nell'atmosfera ovattata di una Stoccolma gelida e silenziosa, la piccola Eli vive il suo duplice tormento interiore dettato dalla sua condizione di vampira e dal suo affetto verso Oskar, biondo coetaneo efebico e generoso, appassionato di cronaca nera.
Le dinamiche della storia, così come quelle delle relazioni tra i personaggi, sono spesso imprevedibili, pur rifiutando la logica del "colpo di scena a tutti i costi" alla quale ci ha ormai abituato (e assuefatto) Hollywood. Ne scaturisce una tensione inedita, quasi bizzarra, da favola dark, sospesa tra neoromanticismo e danse macabre.
Certo, il ritmo è piuttosto lento, gli effetti speciali ridotti al minimo indispensabile e non c'è nessuna concessione all'estetica da videoclip che tanto titilla le papille del mainstream. Per fortuna, perché farebbe perdere a Lasciami Entrare tutto il suo alone di riconosciuta e apprezzata originalità; purtroppo, perché ancora una volta un film che meriterebbe la più ampia platea possibile si ritrova confinato nel cubicolo delle produzioni d'essai.



E sopratutto: quanto deve lavorare questo povero doppiatore con tutti questi trailer da commentare?
E' sempre lo stesso dappertutto, rischia di ammalarsi per il troppo lavoro!