FROST/NIXON - IL DUELLO
(Frost/Nixon, di Ron Howard con Frank Langella, Michael Sheen, Kevin Bacon | USA, 2008 | Drammatico | Sito Ufficiale Internazionale | Sito Ufficiale Italiano)
Non sarà una coincidenza che uno dei commenti più ricorrenti che ho sentito pronunciare finora, da parte di critica e pubblico, all'indirizzo di Frost/Nixon sia stato «E' una piacevole sorpresa».
Magari non sono il solo a pensare che Ron Howard sia uno dei registi più sopravvalutati in attività e che questo sia il suo primo film diretto in modo realmente ispirato dopo una interminabile spirale di fumo negli occhi (Il Codice Da Vinci, Cinderella Man, A Beautiful Mind, Il Grinch, Edtv e così via fino a Cocoon e Splash! Una Sirena A Manhattan).
In realtà, più probabilmente, a sorprendere è l'approccio al soggetto - lo scontro davanti alle telecamere tra l'anchorman mondano e modaiolo David Frost e l'ex Presidente dimissionario degli Stati Uniti Richard Nixon, avvenuto nel 1977 -, affrontato in modo tale da non ridurlo a un semplice biopic ma dandogli la profondità e lo spessore di un exemplum perfettamente trasferibile anche ai nostri giorni...
E' su questo livello di analisi, infatti, che Frost/Nixon riserva gli argomenti più interessanti del suo intreccio, al di là della somiglianza di Frank Langella e Michael Sheen con i rispettivi personaggi reali e delle loro straordinarie interpretazioni. Sulla possibilità, cioè, di interrogarsi sulle complesse dinamiche che, nel mondo dei media, mettono in relazione i significanti con i significati e le forme con i contenuti ancora oggi, a 32 anni di distanza.
Sia Frost che Nixon, al momento di trovarsi faccia a faccia, hanno un preciso obiettivo: rilanciare la propria immagine. E a nessuno dei due sta a cuore rivelare la Verità per il bene dell'informazione: a Frost interessa mettere l'ex Presidente USA con le spalle al muro (sul Vietnam, sulla Cambogia e soprattutto sullo Scandalo Watergate) unicamente per passare alla Storia come "Colui che per la prima volta è riuscito a fare ammettere a Nixon le proprie colpe"; a Nixon, d'altra parte, interessa sbugiardare l'inettitudine di Frost unicamente per avere gioco facile nel continuare a occultare i suoi torbidi e le sue ipocrisie.
Ma, quasi paradossalmente, da questa asimmetria di intenzioni scaturisce la dirompente epifania finale: Frost si sdogana come giornalista autentico dotato di fiuto, ingegno e abilità, e Nixon si libera delle sue menzogne riacquistando una sensibilità umana ed emotiva che la sua Presidenza aveva cancellato.
Ecco: immaginiamoci adesso che un analogo "duello" avvenga in Italia tra uno qualsiasi dei nostri Frost e uno qualsiasi dei nostri Nixon.
Chi mai - Bruno Vespa? Michele Santoro? Enrico Mentana? Giovanni Floris? Fabio Fazio? Gerry Scotti? - avrebbe la stessa capacità del primo di incalzare un politico spregiudicato e impenitente fino a fargli confessare l'inconfessabile? E chi mai - Silvio Berlusconi? Walter Veltroni? Francesco Rutelli? PierFerdinando Casini? Gianfranco Fini? Giulio Tremonti? Mara Carfagna? - avrebbe la stessa capacità del secondo di accettare l'ineluttabile chiedendo scusa ai cittadini per avere tradito la loro fiducia e avere abusato del potere conferitogli?
A me, nonostante lo sforzo di immaginazione, non ne viene in mente nessuno.


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