Era il 13 marzo quando tutti gli organi d'informazione lo avevano annunciato con la stessa enfasi riservata abitualmente alle vittorie della Nazionale ai Mondiali di Calcio: prime pagine sui quotidiani, prime notizie nei telegiornali, un profluvio di spot (auto)celebrativi e una collezione di sorrisi (auto)compiaciuti - da parte del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dei suoi sedicenti colleghi di Governo - che nemmeno nei gloriosi album dei calciatori Panini.
Il lungimirante Decreto Salva-Precari, insomma, era stato talmente ben equipaggiato di effetti speciali di serie che in molti, tra cui il sottoscritto, si erano quasi lasciati illudere che in tale manovra (politica e mediatica) potesse esserci un qualche spiraglio di flexicurity...
Peccato solo che il decreto, da perfetto kolossal hollywoodiano qual era stato presentato, abbia poi conosciuto una gestazione ben più sommersa e travagliata di quanto non lasciasse intendere la sbandierata propaganda di Regime.
Era aggiornamento del 17 marzo - e me lo segnala Barbara - che il Parlamento avesse infatti giudicato "inammissibili" i provvedimenti proposti e ne avesse immediatamente forzato la soppressione. Curiosamente, però, nessuno di coloro che ne avevano con tanto zelo esaltato la magnificenza ne aveva poi con altrettanto zelo celebrato il fallimento dopo appena 4 giorni: cercando informazioni su Google e Google News, se ne trova traccia soltanto sull'Unità.it, su La Stampa.it, su Rassegna.it e sul sito della C.I.F.A., che in comunicato del 23 marzo annunciava che l'emendamento sugli ammortizzatori sociali sembrerebbe in realtà essere stato ripescato dietro le pressioni dei Sindacati, già disposti «sul piede di guerra».
A un problema intrinseco di fondo (il Decreto Salva Precari, a oggi, esiste o non esiste? No, perché qualcosa a qualcuno cambia), insomma, si aggiunge quello - peraltro ormai ampiamente risaputo e, purtroppo, quasi definitivamente metabolizzato come "normalità" - della discontinuità e della mancanza di trasparenza del flusso di notizie.
Sarà anche "l'Era di Internet" e dell'"Informazione Globale", ma chissà perché, quando si vanno a toccare certi tasti, l'accesso a fonti immediate, sicure e affidabili rimane ancora una remota chimera.


il solito commento da comunista.
Dal punto di vista del ritorno politico è sufficiente annunciare i provvedimenti legislativi. Se poi non segue niente fa lo stesso
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I deficienti che abboccano e votano comunque ci sono sempre.