Fino al 23 novembre 2008 è stato «lo spagnolo atipico che gioca bene un po' su tutte le superfici». Dopo la sua vittoria su Josè Acasuso che ha regalato la Coppa Davis alla Spagna nella torrida finale di Mar Del Plata, invece, è diventato «il campione che si è finalmente sbloccato facendo il salto di qualità, soprattutto a livello mentale».
Se per anni si è accontentato di essere uno straordinario talento incompiuto (come il suo "gemello" Feliciano Lopez), insomma, a detta di chiunque - addetti ai lavori e non - quello che oggi tira le cinghiate più supercafone mai viste su un court è un nuovo Fernando Verdasco, più consapevole del suo potenziale e dei suoi mezzi, e più attento e oculato nelle scelte tecniche e tattiche...
Sarà. Certo è che i risultati del 2009, e soprattutto le dinamiche che li hanno provocati, per quanto confortanti in termini di numeri (23 vittorie / 8 sconfitte), non sembrano così dissimili da quelli che hanno costellato la Fase 1.0 della sua carriera:
- Semifinale degli Australian Open: dopo oltre 5 ore di braccio di ferro con Rafa Nadal giocato su ritmi impressionanti, Nando chiude la partita con un doppio fallo sul 4 a 5, 30-40 del quinto set.
- Quarti di finale del Masters 1000 di Indian Wells: dopo aver perso il primo set 63 contro Roger Federer ed essere andato subito sotto di un break anche nel secondo, Nando riesce a risalire e a servire per il set sul 6 a 5, portandosi sul 40-15 con 2 set point. Perde però il servizio e, successivamente, anche set e match al tiebreak.
- Quarti di finale del Masters 1000 di Montecarlo: dopo aver perso il primo set 62 contro Novak Djokovic, Nando vince il secondo 64 spostando l'inerzia del confronto interamente dalla sua parte. Ciò nonostante, si fa breakkare sul 3 a 2 Djokovic nel terzo a suon di errori gratuiti e perde set e match 63.
- Quarti di finale del Masters 1000 di Madrid, ieri: dopo aver perso il primo set 64 contro Rafa Nadal (facendosi casualmente breakkare sul 4 a 5), Nando vola 4 a 0 con 2 break nel secondo set. Che poi finisce per perdere 75 subendo un parziale di 6 giochi a 1.
E' vero che queste statistiche testimoniano una continuità ad alto livello che Verdasco negli anni scorsi non aveva comunque mai saputo raggiungere, ma è vero anche che non sembrano testimoniare invece quel presunto "miracolo mentale" che lo avrebbe reso un giocatore cambiato rispetto a quello che era in passato: sistematicamente squagliato nei momenti topici dei match importanti, incorreggibilmente incapace di gestire un vantaggio, inevitabilmente destinato a soccombere quando il punteggio si avvicina alle strette finali del 5 o del 6 pari.
E lo dico da suo tifoso, che quindi ci terrebbe davvero molto a unirsi al coro dei «il campione che si è finalmente sbloccato facendo il salto di qualità, soprattutto a livello mentale»...


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