ANGELI E DEMONI
(Angels & Demons, di Ron Howard, con Tom Hanks, Ewan McGregor, Ayelet Zurer | USA, 2009 | Telenovela | Sito ufficiale internazionale - Sito ufficiale italiano)
A giudicare da com'è stato accolto da fonti ben più autorevoli non ci sarebbe nemmeno bisogno di perdere tempo a sbugiardarla, la narcotica inconsistenza del secondo capitolo della "Saga di Robert Langdon" diretta da Ron Howard, che sulla carta stampata anticipava cronologicamente Il Codice Da Vinci mentre su celluloide ne è quasi una sorta di dichiarato sequel.
Insomma: perché accanirsi contro un film che ha già collezionato stroncature a sufficienza anche per l'adattamento del prossimo romanzo di Dan Brown, The Lost Symbol?...
E' molto semplice: perché si può resistere a tutto - parafrasando Oscar Wilde - tranne alla tentazione di scrivere un bel pistolotto contro una qualsivoglia porcata al grido di «Niente resterà impunito» (sempre sia lodato Cuore).
Spiace solo dover riconoscere a Ron Howard l'attenuante di aver trasformato in una interminabile telenovela una storia che già all'origine non aveva né capo né coda, laddove in Il Codice Da Vinci, invece, il suo contributo a centrifugare di anestesia tutti gli elementi di interesse del romanzo era stato pressoché decisivo.
Dunque, iniziamo (più o meno) dalla fine: a non si sa bene quanti metri di altezza, su un elicottero pilotato dal Camerlengo Ewan McGregor, avviene un'esplosione di antimateria che, se si fosse consumata a terra, avrebbe istantaneamente raso al suolo l'intera Città del Vaticano. E in mezzo a tutto questo apocalittico orgasmo distruttivo il Camerlengo McGregor cosa fa? Si lancia nel vuoto col paracadute e - anziché ritrovarsi sbalzato come minimo a Fregene - riatterra perfettamente a piombo in piazza San Pietro! Applausi, sospiri di sollievo e un bel «Li mortacci tua!» accademico, tanto per non uscire dal seminato.
Ma non è che la punta dell'iceberg di una sequenza ininterrotta di 2 ore e 20' di boiate colossali travestite da thriller, alcune delle quali ereditate dal romanzo di Dan Brown e altre inventate di sana pianta per l'adattamento cinematografico.
In particolare, il Robert Langdon di Tom Hanks si ritrova regredito al ruolo di un saccentello delirante che ripete a pappagallo formulette simbologiche coerenti come i cavoli a merenda rischiando di mandare a ramengo le indagini ogni volta che apre bocca (da Master in Storia dell'Arte alla Spmemiasac la battuta «Ma certo! Anche i bassorilievi sono sculture!»).
Di Ewan McGregor è ormai ben noto il talento attoriale: il problema è che quando - come in questo caso - è costretto da copione a tenerlo nascosto, le sue performance recitative - come in questo caso - sono pari a quelle di uno sturalavandini (lo so: tutta invidia, la mia...). Bisognerebbe informarsi su cosa si vince a isolare l'unico fotogramma dell'intera pellicola in cui accenna un'espressione diversa da questa:
E poi c'è Pierfrancesco Favino, il più ammerigano dei divi italiani, che qui si gioca il ruolo che vale un'intera carriera: il clone di Gattuso negli spot Vodafone.
Questo senza fare riferimento alle inspiegabili "licenze" che Ron Howard si è concesso rispetto al testo originale e che sono ordinatamente riportate qui, e senza fare riferimento al plot, che non si capisce dove voglia andare a parare nemmeno quando ormai scorrono i titoli di coda. Vi rimanga il dubbio: nell'attesa che Angeli E Demoni porti a casa i più che meritati Razzies che sembra abbia già messo in cascina, per un film del genere non vale neppure la pena di ripiegare su eMule o Rapidshare...


Visto stasera, non potevo esimermi, dopo che Il codice DaVinci mi aveva regalato una delle serate più esilaranti della mia storia cinematografica personale!
Il commento più usato è stato "E dai, su", seguito a ruota da "E poi???" e quasi a parimerito con "Oddio, sì!E via così!"
Esilarante, non quanto il codice, ma esilarante!