Alla fine è stata davvero la più brutta edizione di Wimbledon di tutti i tempi?

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roger federer vince per la sesta volta wimbledon contro andy roddick

Probabilmente, paradossalmente, la discriminante tra il «Sì, è stata davvero la più brutta edizione di Wimbledon di tutti i tempi» e il «Beh, no: si è visto ben di peggio» (per esempio, quella del 1996 vinta da Richard Krajicek in finale su Malivai Washington, con gente come Jason Stoltenberg in semifinale e addirittura Alex Radulescu nei quarti) è un colpo solo: la scriteriata volèe di rovescio che Andy Roddick ha sparato fuori di tre metri a campo vuoto sul 6-5 e servizio in suo favore nel tiebreak del secondo set dopo aver vinto il primo per 7-5.

Fino a quel momento, Roger Federer - che 52 giochi e un paio d'ore più tardi sarebbe diventato ufficialmente il più grande campione della storia del Tennis - era sembrato l'insipido sparring partner della Sorpresa con la S maiuscola che stava riscattando 2 settimane di mandibole slogate, pronostici scontati e partite mediocri...

Come la maggior parte degli addetti ai lavori aveva fiutato e previsto già all'indomani del forfait di Rafa Nadal, sopraggiunto a tabellone appena compilato, assistere all'incedere trionfale di Federer verso il suo quindicesimo Slam si era rivelato ragionevolmente privo di qualsiasi interesse che non fosse statistico (del resto, lo svizzero è trasfigurato ormai da tempo a pura entità matematica, e anche il più ispirato dei suoi colpi suscita le stesse emozioni di un logaritmo integrale). Certo: c'era stata qualche precoce eliminazione fuori programma - Marat Safin, semifinalista 2008, al primo turno contro Jesse Levine; Feliciano Lopez, quartofinalista 2008, sempre al primo turno contro Karol Beck; Juan Martin Del Potro, testa di serie #5, al secondo turno contro Lleyton Hewitt -, ma quasi nessun autentico spettacolo al di fuori dei due match di Roddick contro lo stesso Hewitt nei quarti e contro Andy Murray in semifinale.

Pareva, dunque, che il bionico taglialegna yankee - il «Vassallo dalla visiera gocciolante», come lo definisce Andrea Scanzi - fosse stato finalmente accreditato dagli dei, dopo anni di «rovescio rachitico» e «gioco di volo futurista» (cit.) che pure lo avevano sospinto fino al #1 del Ranking nel 2003, a fare il suo ingresso nel privè degli Eroi Per Un Giorno, quelli che indovinano il torneo della vita e che, qualsiasi cosa succeda da quel momento in poi, possono ritenersi comunque beatamente santificati.
E invece NO.
Combo uno-due volèe fuori + volèe lisciata, game-and-second-set-Federer, e i cavalli tornano di colpo a essere topi, le carrozze a essere zucche e le chicken wings a essere gruviera. Perfino il 6-3 del quarto set con cui Roddick pareggia l'equilibrio del match ha tutta l'aria della scarpetta dimenticata per distrazione nel salone del Principe. Che, puntuale, stana Cenerentola e le spiega che ha sbagliato favola, riconsegnandola al collaudato ruolo di Piccola Fiammiferaia dopo 4 ore di gioco e un finale soltanto apparentemente thrilling.

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Ci mancherebbe: «Congratulations Roger», bentornato al #1 e tutti i bla bla bla del caso. Fino agli Internazionali d'Italia (sconfitto in semifinale da Novak Djokovic) non ci avrebbe più scommesso un centesimo nessuno, oggi è nuovamente il fantascientifico tritarecord dei giorni migliori. Poco importa se, ad agevolargli l'impresa, sono stati due tabelloni di terza categoria - Alberto Martin, Jose Acasuso, Paul Henri Mathieu, Tommy Haas, Gael Monfils, Juan Martin Del Potro e Robin Soderling a Parigi; Yen Hsun Lu, Guillermo Garcia Lopez, Philipp Kohlschreiber, di nuovo Robin Soderling, Ivo Karlovic, di nuovo Tommy Haas e Andy Roddick a Wimbledon - e due uscite di scena (di cui una per infortuniodi Rafael Nadal, roba che nemmeno la Safina o la Jankovic, con tutto quello che se n'è detto e se ne dice.

Non sarà un caso che lo stop di Nadal stia sortendo su Roger Federer gli stessi effetti rigeneranti, soprattutto mentali, che il tragico stop di Monica Seles aveva sortito su Steffi Graf. Senza più l'ombra dello spagnolo nei paraggi, dal quarto di finale contro Gael Monfils al Roland Garros lo svizzero si è magicamente scrollato di dosso paure, pressioni e insicurezze, ha ricominciato a giocare in scioltezza i punti decisivi e non ha mai più dato neppure lontanamente l'impressione di essere battibile (semmai vulnerabile), neppure immaginando in campo la volèe di rovescio con cui Roddick sarebbe andato avanti 2 set a 0 nella finale di Wimbledon.
La volèe che, finendo invece fuori di 3 metri, ha postulato che questa fosse la più brutta edizione di Wimbledon di tutti i tempi.

PS: mentre Roger Federer si laureava tennista più forte di tutti i tempi vincendo Wimbledon per la sesta volta, il nostro Potito Starace si è aggiudicato il challenger di Torino. Un po' come quando Novak Djokovic ha vinto il suo primo Masters Series in Canada nel 2007 (superando in finale proprio Federer) e, contemporaneamente, Starace si aggiudicava il challenger di San Marino. Sono soddisfazioni anche queste...

 

Photo Credits @AP Photo/Anja Niedringhaus

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1 Comment

Ciao Antonio

la finale di Winbledon non l'annoverei tra le più brutte.
La parità negli scambi ha reso la partita avvincente.
Una nota di demerito, non solo riferita a questa edizione, è la mancanza di servè e volley. Mi manca il gioco di Edberg, Sampras, Becker.

Nel tempio del tennis classico, alcuni momenti della finale mi sebrava di rivedere Parigi.
Il fondo campo era dello stesso colore.

Roddick alla fine mi ricordava Iana Novotna.

Ad Haas la mia stima e alla Ivanovic il mio testosterone.

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