E' la notizia del giorno (benché, teoricamente, sarebbe dovuta essere la notizia del giorno prima, cioè ieri): Italia.it ha - finalmente? - riaperto i battenti e, non a caso, c'è chi lo ha già definito «più un portone che un portale»...
Senza stare a ripercorrere la disarmante cronistoria economica della prima release (se non ve la ricordate, rinfrescatevi qui e qui la memoria) e senza scendere nel dettaglio di tutti gli aspetti critici snocciolati in Rete nel breve volgere di poche ore di questa seconda - qualcuno parla del «più grande debug pubblico, partecipato e condiviso di tutta la (recente e controversa) storia digitale italiana» -, per quanto mi riguarda mi limito ad aggiungere una semplice osservazione che, mi pare, ancora nessuno ha sollevato e che, a mio modesto parere (ma, non essendo un "Internet Guru", potrei sicuramente sbagliarmi) sta a monte di qualsiasi concetto di usabilità, funzionalità, profondità, ergonomia, appeal e utilità del sito.
Ovvero, che non ha molto senso affidare a una piattaforma Web il chimerico rilancio del sempre più zoppicante Turismo made in Italy quando poi:
- il sistema ferroviario (e, in generale, l'intera rete di trasporti pubblici) versa in condizioni di catafascio irreversibile
- buona parte delle proverbiali ricchezze artistiche nostrane sono spesso inaccessibili perché chiuse, non attrezzate o vincolate a biglietti d'ingresso esorbitanti
- i turisti stranieri - ma talvolta anche quelli italiani - vengono perlopiù considerati unicamente polli da spennare decuplicando le abituali tariffe commerciali di alberghi, ristoranti e taxi, e non c'è località turistica nella quale i bar non aumentino sistematicamente perfino il prezzo dei ghiaccioli imposto dal produttore
- la burocrazia ha tempistiche e dinamiche talmente pachidermiche che basta un minimo imprevisto organizzativo per mandare all'aria un'intera vacanza nel (non si sa neanche quanto proficuo) tentativo di risolverlo
Eccetera eccetera eccetera.
Quindi, per carità: mi unisco anche io al coro di «Quelli che "Michela Vittoria Brambilla dovrebbe passare i prossimi 15 giorni a spulciare tutti i blog e i social network per ottimizzare la sua adorata creaturina"», ma in tutta onestà penso proprio che, piuttosto, farebbe meglio a passare le prossime 15 settimane a cercare di risolvere problemi ben più sostanziali e, temo, ben più deterrenti per l'immagine non soltanto del nostro Turismo, ma anche del nostro Paese.
Aggiornamento del 21.07.2009
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Estratto da City di oggi:
I GIAPPONESI LASCIANO L'ITALIA: "È TROPPO CARA E TRUFFALDINA"
Turisti giapponesi in fuga dall’Italia a causa dei suoi “servizi di bassa qualità” e dei “prezzi illegali”, soprattutto di ristoranti e taxi. A dirlo è il secondo quotidiano del Giappone, l’Asahi Shimbun, che ha dedicato un lungo articolo al turismo nel nostro Paese.
Secondo il giornale, nel 2009, i turisti giapponesi saranno più interessati alla Francia e alla Germania che al Belpaese. Solo un milione circa visiterà l’Italia, meno della metà del picco di 2,17 milioni raggiunto nel 1997. Un sondaggio citato dal giornale, inoltre, rivela che i giapponesi residenti a Roma si lamentano perché “gli hotel e i ristoranti hanno servizi scadenti”. Mentre per tour operator giapponesi il problema maggiore sono le tariffe “illegali praticate da ristoranti e tassisti”, che non aiutano il cosiddetto turismo “ripetuto”, cioè dei visitatori che tornano.
Forse non sarò mai un "Internet Guru", così a occhio e croce, ma quantomeno mi rimane una speranza di scrivere per l'Asahi Shimbun...


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