Campionati italiani di tiro al bersaglio, giorno 3.
Dino Boffo invia, dalle pagine di Avvenire, una lettera aperta a Vittorio Feltri sconfessando la sentenza impugnata da Il Giornale e rivelando che si tratterebbe di una «emerita patacca» della cui inconfutabile autenticità nessuno si sarebbe previamente neppure preso la briga di accertarsi.
A questo punto basta così.
Per l'ennesima volta non sapremo MAI qual è la Verità (con la V maiuscola, ovvero l'unica possibile per definizione), non sapremo MAI se sono i giornali - e i giornalisti - che si inventano tutto o se sono le loro vittime che riescono a insabbiare ogni accusa, non sapremo MAI se dietro alla cosiddetta «Informazione» ci sono solo ed esclusivamente dei giochi di potere e, se sì, da chi sono governati esattamente e qual è la posta in gioco.
Basta così. Non ha nemmeno più importanza decidere se, in questa specifica circostanza, ha ragione Feltri o ha ragione Boffo: è un po' come il proverbio secondo cui «La merda più la rimescoli e più puzza», sempre e comunque. Ammesso e non concesso che un giorno sapremo cos'è successo effettivamente nella vita del direttore di Avvenire nel 2002 e nella redazione de Il Giornale da giovedì pomeriggio in avanti, resteranno lo stesso milioni di notizie strillate in prima pagina delle quali non conosceremo MAI il reale coefficiente di credibilità e autorevolezza.
E sia.
Per fortuna ci sono altrettanti milioni di argomenti di cui poter parlare che prescindono, grazie a Dio - lupus in fabula - da ciò che i Media strillano in prima pagina.
















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