È ingiusto biasimare la partecipazione italiana ai Mondiali di Atletica di Berlino?

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clarissa claretti ai mondiali di atletica di berlino

Ieri sera, al termine di una (ennesima) gara in cui aveva promesso fuoco e fiamme e invece è arrivata ottava mantenendosi ben al di sotto dei suoi stessi Personal Best, Clarissa Claretti - ventottenne lanciatrice del martello azzurra (nonché arbitro di calcio) dal carattere risaputamente poco conciliante - ha manifestato ai microfoni di RaiSport un certo disappunto verso quanti, negli ultimi giorni, avrebbero secondo lei ingiustamente accusato l'Atletica italiana di avere rimediato a Berlino la prestazione in assoluto più scadente dell'intera storia dei Campionati Mondiali.

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Sentivo anche in questi giorni tante critiche a questa Atletica italiana, quando poi dico che - veramente - dietro a un risultato di altissimo livello c'è un lavoro immane che spesso non è neanche comprensibile, forse, guardando un video, uno schermo, una gara oppure stando davanti a un computer a scrivere sui blog... [Fonte]

Con ogni probabilità, questo risultato di «altissimo livello» a cui si riferisce la nostra portacolori (a proposito, @Clarissa: tranquilla. Vista la qualità dello spettacolo offerto, la prossima volta anziché seguire 7 ore al giorno te e i tuoi compagni di merenda, noi che stiamo «seduti davanti a un computer a scrivere sui blog» ce ne andiamo al mare a prendere il sole) non è quello dell'Italia, che può essere facilmente riassunto in:

  • Medaglie d'oro = ZERO
  • Medaglie d'argento = ZERO
  • Medaglie di bronzo = ZERO

Seguono: due medaglie di legno (Giorgio Rubino nella 20 km di marcia maschile e Antonietta di Martino nel salto in alto femminile), due sesti posti (staffetta 4x100 maschile ed Elisa Cusma negli 800 metri femminili), due settimi posti (Giuseppe Gibilisco nel salto con l'asta maschile e Silvia Weissteiner nei 5000 metri femminili) e due ottavi posti (Marco De Luca nella 50 km di marcia maschile e la Claretti nel lancio del martello femminile, appunto).

Il resto, ben più sostanzioso, è un autentico cimitero di controprestazioni ed eliminazioni in batteria o qualificazione, dietro al quale forse non sappiamo quale «lavoro immane» c'è ma sicuramente sappiamo cos'altro di «immane» c'è davanti.
Naturalmente, non va fatta di tutta l'erba un fascio: le performance di Rubino, Di Martino, Cusma e Weissteiner, in particolare, sono state comunque di ottimo livello, e per qualcuno era una vittoria già riuscire a centrare la finale. Tuttavia, al di là del fatto che è ragionevolmente legittimo, comprensibile e giustificabile che sempre meno giovani di talento si dedichino a una disciplina i cui guadagni sono semplicemente ridicoli se confrontati con gli sforzi richiesti e, soprattutto, con gli omologhi valori di altri Sport (provate a pensare a quanto guadagna il quarto calciatore o il quarto tennista o il quarto pilota più forte del mondo rispetto a quanto guadagneranno Giorgio Rubino e Antonietta Di Martino, per esempio), lo è molto meno che gli addetti ai lavori continuino da anni ad accontentarsi dell"aurea mediocritas" nascondendo la polvere sotto il tappeto. Non si può incensare un atleta perché «Ha dato il massimo» se questo massimo significa assoluta modestia, non si può portare un atleta ai Mondiali solo per «Fargli fare esperienza» se questa esperienza significa transitare per gli spogliatoi tra un viaggio di andata e uno di ritorno e, peggio ancora, non si possono gestire gli atleti di punta in modo che arrivino completamente squagliati all'unico evento importante di un'intera stagione.

Quantomeno, anche in assenza di medaglie, sarebbe stato sufficiente che i nostri Azzurri avessero portato a casa qualche primato personale, per dimostrare che "più di così non era effettivamente possibile".
Ma del resto, se «Parigi val bene una messa», Berlino val bene una gita.

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8 Comments

Anche io vorrei tanto essere ottimista e fiducioso in chiave Londra 2012, ma intanto, per cominciare, sarà interessante vedere cosa sarà cambiato a Daegu 2011 in occasione della prossima edizione dei Mondiali.
Quello che penso io è che difficilmente la situazione potrà migliorare se dirigenti e tecnici federali rimangono saldamente al loro posto, e se gli atleti partono già con l'idea che tanto "l'importante è partecipare" e anche se si esce in batteria o in qualificazione poco male, tanto "si è fatto il massimo".

Ecco: forse sarebbe opportuno iniziare a restringere il campo degli atleti selezionati, in modo da costituire una squadra che, seppure di poche (pochissime) unità, abbia davvero le motivazioni per puntare unicamente al podio, anziché a prestazioni mediocri perché l'obiettivo è "fare esperienza" o "anche soltanto esserci, visto che l'evento lo merita".
E lavorare, parallelamente, un po' di più sul piano psicologico, visto che - inspiegabilmente - i nostri atleti sono gli unici che la carica agonistica la esauriscono nei meeting regionali e poi a Mondiali e Olimpiadi arrivano mentalmente vuoti...

Mah, io sono fiducioso e credo che a Londra 2012 la Martellista Claretti prenderà la medaglia d'oro 8 e Silvia Salis quella d'argento, ma poi: perché l'Italia ha solo 2 lanciatrici nel martello?), un po' di convinzione in più e qualche accorgimento nei lanci; è questo tutto ciò che occorre. Se non fosse ormai troppo tardi per questo sport, è guardando i suoi lanci che comincerei subito a praticare questa disciplina, così, anche senza aver ancora vinto l'oro io credo che già molti abbiano cominciato ad amare il martello e questo è un merito non da poco: quello di essere figure carismatiche e dì esempio nello sport come nella vita

considerato che anche l'altra martellista lancia più o meno alla stessa distanza... forse che ci vogliono tecnici e allenatori più ambiziosi? Si potrebbe provare ma la fatica dell'atleta la si deve rispettare, è lui il primo scontento, la critica è giusta è sacrosanta, ma bisogna sempre elogiare chi ci prova, e per prendere la medaglia e per racimolare quei pochi soldini che una medaglia ti dà (rispetto ad altri non-sport come il calcio)

@Antonio:
Puoi accusarmi giustamente di laconicità e d’incomprensione, non sei il primo e non certo aumenta il mio tormento.

Purtroppo continuo ancora a non capire dov’è il limite tra il gesto atletico, che l’associ a volte al narcisistico autocompiacimento, e la corporeità. Non so se tendi a centimetrare, misurare l’obiettivo con il risultato. Un atleta esprime la propria resistenza al sforzo congiuntamente allo spazio-tempo. L’appagamento sta nella risultante della fatica. Una forma di amplesso muscolare.

Trovo solo la boxe, lo sport che accomuna e avvicina bellezza e forza. Forse anche per questo che alcuni boxer hanno delle storie dannate, iperbolee.

Perdo sempre un po’ la trebisonda quando si cerca di stilare una classifica. Definire il primo, il secondo, eccetera e ultimo posto mi fa venire la pelle d’oca. Io, per me, preferisco gli ultimi perché sono i più semplici.

Non importa di che nazionalità siano, quello che mi piace è il relativismo che una competizione risalta, esplode. Confronti che non servono a una umana selezione naturale ma a chiarire rapporti di forza e resistenza. Vince alla fine chi ha maggiore leggerezza che nessun tecnicismo aiuta.

All’uso criminoso degli obiettivi e finalizzazione hai ragione. Del resto a chi interessa cosa pensino gli atleti. Può essere economicamente svantaggioso.

Piuttosto che niente, mi basta il niente.

Francesco

@Francesco: temo che ci sia un misunderstanding! Ho espresso esattamente il concetto opposto a come lo hai interpretato tu, nel senso che secondo me è vero (ed è anche giusto riconoscerlo) che ci sono atleti azzurri che tecnicamente valgono i primi posti nel mondo, ma che non è con la sola tecnica che si vincono le medaglie nelle occasioni che contano, dove i numeri uno - e due, e tre, e spesso anche quattro, cinque, sei, sette e otto - sono sempre e inevitabilmente altri.

La bellezza del gesto è un narcisistico autocompiacimento che non ripaga alcun tipo di sforzo e che, purtroppo, assume valore solo per chi ha come obiettivo... quello di stare davanti a un obiettivo.

Spero di essere stato più chiaro! ;)

Ciao Antonio

è quasi elegiaco il tuo commento.

Il tuo orgoglio nazionale è il rimando agli ultimi 15 anni di educazione socio-televisiva?

Per quello che non so di te e non voglio sapere, non è così.

Con affetto
Francesco

Il problema è che, purtroppo, nello Sport - come in qualsiasi altra attività professionale - contano i risultati, non la bellezza estetica del gesto. Se un medico non sa fare una diagnosi, se un architetto non sa progettare una casa, se un ingegnere non sa tenere in piedi un ponte, poco importa che però siano affascinanti fotomodelli dalle sembianze perfette...

Forse uno dei limiti dell'Atletica italiana è proprio questo: che si allenano i talenti a essere i n° 1 del mondo solo esteticamente. Si lavora sulla tecnica fine a se stessa (dove, sono d'accordo con te, molti azzurri sono eccellenze assolute) e si tralasciano del tutto il rendimento e, fattore non meno importante, la componente emotiva e psicologica. E a mio modesto parere, la conspevolezza di essere il miglior atleta dal punto di vista estetico non serve e non consola quando poi altri si godono medaglie, celebrazioni, festeggiamenti e magari anche guadagni...

Scusatemi, altro post

a conferma di ciò che diceva il professor dal Monte, ecco cosa ho trovato:

http://olimpiadi.blogosfere.it/2009/08/mondiali-di-atletica-clarissa-claretti-e-silvia-salis-in-due-per-una-finale.html

Le due non sono d'accordo sulla favorita: per Clarissa sarà la polacca Wlodarczyk con una misura intorno ai 76 metri mentre Silvia Salis pronostica la russa Lysenko, di ritorno da una squalifica per due anni perché trovata positiva all'antidoping a una sostanza proibita in grado di bloccare gli ormoni femminili. "Non la saluterà e non la guarderò", chiosa Clarissa Claretti.

Avete visto? l'aspetto non mente. Non è forse più elogiabile un atleta che arriva ottavo senza doping rispetto ad uno che arriva primo con il doping (o coi postumi del doping)?

voglio spendere qualche parola buona per la lanciatrice del Martello Clarissa Claretti.

Lo sport, che non è solo risultati, andrebbe valutato anche in base all'eleganza e alla bellezza tecnica del gesto; e, in quanto a questo, rispetto alle *montagne umane* che hanno poco o nulla di femminile (e questo aspetto è importante, una donna deve rimanere donna, poiché più una atleta e anomalamente mascolina, più sussiste il sospetto del doping, come dice il professor dal Monte), il gesto dell'atleta italiana è superlativo; bruttino anzichenò e sgraziato e scomposto quello delle altre lanciatrici viste in questi mondiali

e dirò di più, se tutti lanciassero così, io mi vedrei anche 3-4 ore di lanci del martello al giorno

arrivano più lontano? e con questo? io non scambierei un lancio dei più lontani delle altre lanciatrici, per quello dell'atleta italiana che quando getta l'attrezzo mi sembra il mitico Thor, soltanto, mi piacerebbe che gli sforzi e le fatiche venissero coronati da successi, anche per la fatica e i sacrifici che richiede questa specialità.

Forse sarebbe il caso di andare allo stadio con cartelli del tipo: DU BIST HAMMER (il martello sei tu) che ho visto in mano ad un tifoso tedesco, poiché, parlando con esperti istruttori di questa disciplina, tutti trovano che, dal punto di vista della forma fisica, dell'altezza (e relativo baricentro) e potenza, Clarissa Claretti ha tutte le carte in regola per essere la n°1 al mondo

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