Perché ogni volta che vedo beatificato Lapo Elkann non riesco a non pensare a Patrizia B.?

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patrizia b. il trans che ha salvato la vita a lapo elkann

Chissà. Forse sarà perché, stimandolo oltremodo, è il minimo che si possa fare per riconoscere debita gratitudine verso colei che gli ha salvato la vita permettendoci di godere ancora, nei giorni a venire, della sua illuminante presenza sul nostro Pianeta. Oppure (più verosimilmente) sarà perché, non stimandolo affatto, continuo a non capacitarmi di come si possa trasformare in icona pubblica e - peggio ancora - in simbolo dei "gggiòvani italiani che ce l'hanno fatta" una persona che pagava 2.000 €uro* dei festini trans a base di sesso e droga mentre al Popolo Bue veniva dato in pasto che fosse il "fidanzato perfetto" di Martina Stella.

E invece, «quer pasticciaccio brutto di via Marochetti»* (era il 9 ottobre 2005) sembra avere lanciato in orbita le quotazioni del rampollo di casa Agnelli come nemmeno un incarico presidenziale ad Harvard o Yale.
Ultima riprova in ordine di tempo, l'intervista realizzata da Jovanotti per il numero di settembre di GQ, nella quale Lapo è diventato «L'Indipendente»: «uno che ti fa venire voglia di abbracciarlo» perché «la sua è una comunicazione che cerca emozione nell'interlocutore» e che «va poco d'accordo con l'establishment della Famiglia», insomma «un outsider, una rockstar senza la musica»...

lapo elkann sulla copertina di gq di settembre 2009

Dico sul serio: io ci provo a fissarlo dritto in quella sua Blue Steel formato Zoolander e a immaginare di vederci davvero lo sguardo di un giovane pieno di talento e di idee innovative che rifiuta la "pappina pronta" servitagli su un piatto d'argento da mamma e papà (più qualche nonno e bisnonno vario ed eventuale) per investire sulla sua formazione, sulla sua intraprendenza e sui suoi meriti senza favoritismi né comodità, lo sguardo di uno che «vuole stare con il futuro» e che si sente animato da «uno spirito libero e non classista», ma non ce la faccio.
Ogni volta che fisso Lapo Elkann dritto in quella sua Blue Steel formato Zoolander non ce la faccio proprio a non vederci lo sguardo del tipico "figlio di papà" da macchietta italiota, cresciuto nella bambagia senza dover mai dimostrare niente (anzi, peggio: incensato nonostante quello che ha dimostrato) che, mentre i suoi coetanei si fanno un mazzo quadro per cercare di mantenersi all'Università o di essere ammessi a dottorati di ricerca, a master di specializzazione o anche semplicemente a un colloquio dopo aver inviato il CV a info@lefaremosapere.it, lui si trova tutte le porte aperte al punto da poter permettersi di spendere 2.000 €uro a sera per trans e cocaina così, giusto per sentirsi "indipendente". Non ce la faccio proprio a non vederci lo sguardo perso nel vuoto di un trentenne che non sa mettere insieme una frase di senso compiuto da terza elementare e che - alla faccia del suo «spirito libero e non classista» - vende borse da 1.247 €uro, giacche da 1.707 €uro e occhiali da sole da 1.007 €uro.

E, per quanto ci provi, non ce la faccio nemmeno a immaginare di vederci lo sguardo di un borderline capace di «creare identificazione» se non nei maragli spiantati (e mantenuti) pseudo-metropolitani che, nella migliore delle ipotesi, escono da Scienze della Comunicazione (ma più spesso dai "cinque anni in uno" Grandi Scuole) sognando di diventare un po' lui, un po' Fabrizio Corona e un po' Flavio Briatore.
Sarà un mio limite di reti sociali, non lo escludo, ma non ho ancora conosciuto un solo ragazzo, né tra quelli che "ce l'hanno fatta" - andando a studiare e/o a insegnare all'estero con successo, avviando un'attività in proprio senza passepartout genealogici, mettendo in piedi una famiglia sana e solida o facendo qualsiasi cosa per cambiare di una virgola le ignobili condizioni in cui siamo precipitati - né tra quelli che ci stanno ancora provando - accumulando due/tre lavori al giorno per arrivare ai famigerati mille euro al mese, mandando in loop proposte e candidature a gente che nemmeno ti degna di un «Vaffanculo» col risponditore automatico o laureandosi con 110 e Lode salvo poi trovare posto solo nei call center - che ritenesse Lapo Elkann un esempio, un modello o anche solo un personaggio degno di qualche vaghissimo apprezzamento.

lapo elkann nei manifesti di virgin radio

Dico sul serio: io ci provo a leggere tutta la sua intervista su GQ e a immaginare di trovarci elementi che mi ricoprano di luce e mi convincano a sdoganarlo a mia volta per la sua sensibilità, per la sua profondità di pensiero, per la sua arguzia e per la sua capacità di argomentare teorie complesse sui massimi sistemi, ma non ce la faccio.
Ogni volta che leggo e rileggo le sue risposte (a domande incalzanti e sovversive come «E da bambino com'eri? Eri felice?» o «E di fare un figlio tu hai voglia?», oppure «Perché ti sei tatuato la stella di David sul polso?» o «Viaggi in aereo privato?», o ancora «Ma secondo te per un ragazzino italiano di oggi l'automobile è ancora un oggetto del desiderio come lo era per noi?»: roba che scotta, avrete capito) non ce la faccio proprio a non vederci un ciclopico marchettone di 9 pagine a Italia Independent o a non pensare a quest'altra intervista, quella di Patrizia B. appunto, nel suo film Il Diario Segreto Di Patrizia B., immaginandomi - questa volta sì - che fossero gli stessi discorsi che tenevano banco durante gli incontri tra lei e Lapo.

E a un'ultima cosa, soprattutto, non riesco proprio a non pensare. Alla frase «Mi vergogno di essere italiano» pronunciata dal padre di Lapo, Alain Elkann, quando Bruno Vespa gli chiese di parlare della "storiaccia" del figlio.
Voglio sperare che, nel frattempo, si sia ampiamente ricreduto, visto che solo e soltanto in Italia uno come suo figlio sarebbe mai potuto diventare un'icona di stile e «libertà» dopo quella "storiaccia". 

 

* Cit. Patrizia B., L'Insopportabile Leggerezza - di Federica Cravero e Luca Iaccarino, Bevivino Editore, 2006

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1 Comment

Ok, inutile dire che questo è uno dei miei argomenti preferiti di tutti i tempi e che ieri, quando su Dagospia ho letto di questo incontro al vertice fra due fra i più quotati maitre-a-penser italioti di questi anni, mi si sono rivoltate le budella, anzi peggio, sono diventato improvvisamente moralista. Perché, c'è un evidente fil rouge fa i due: se uno che non ha un filo di voce e che canta, con arroganza sconcertante, banalità che al confronto le lyrics di "Pump Up The Jam" sembrano delle liriche di Alceo, è diventato un acclamato cantautore e quasi-filosofo, perché un ricc(hi)one drogato che va a travesta (e CHE travesta, santoddio!) con i soldi della famiglia, non può diventare uno stilista - manager maturo grazie alle incredibili prove che ha dovuto superare nella vita? Insomma, Jovanotti e Lapo separati alla nascita: il Nulla non è monolitico, ci sono diverse sfaccettatture, diversi colori del Nulla e i due, con la propria variegata Nullità, ne sono prova.
Peraltro, quando poi il Lapo prova a fare il manager, i risultati parlano da sé: ben 209 euro di utile per Italia Independent nel 2008 (http://www.affaritaliani.it/economia/lapo-elkann-ginevra-insieme-holding120808.html)!!!
Perché Jovanotti non gli ha chiesto se ha mai rivisto Patrizia B.? Che tipo di rapporti aveva con lei? Cosa pensa della questione eredità del nonno Gianni e della visita della Finanza la scorsa settimana? Cosa pensa di sua madre? Se, chiamandosi Rollo invece che Elkann (Agnelli), avrebbe ottenuto gli stessi splendidi risultati di stilista-manager-opinion leader?
L'unica cosa che ci resta di questa vicenda per fortuna è solo lei, Patrizia B., icona insuperabile di una vita molto più seria di quella di Lapo. E chissà quante altre Patrizie ci sono in giro, che potrebbero raccontare molte cose di Lapo... saranno capaci?!

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