È importante aiutare sempre le povere vecchiette in difficoltà?

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poster italiano di drag me to hell di sam raimiDRAG ME TO HELL
(di Sam Raimi con Alison Lohman e Justin Long | USA, 2009 | Horror | Sito ufficiale internazionale | Sito ufficiale italiano)


Immaginate di essere il piacente funzionario di una banca e di essere a un passo dalla promozione a vicedirettore. Adesso immaginate che al vostro sportello si presenti una signora anziana dall'aspetto non proprio rassicurante - tipo che ha un occhio di vetro e le unghie lunghe e sporche, che tossisce uno strano catarro verdognolo e che si toglie pubblicamente la dentiera bavosa per succhiare una caramella - che vi implora un prestito (il terzo consecutivo) per non lasciare la sua casa in mano agli aguzzini. Infine immaginate che il vostro direttore lasci scegliere a voi se accontentarla o meno, informandovi però che accettare significherebbe mettere la banca in gravi problemi e, implicitamente, bruciarvi ogni chance di promozione.

Bene: voi cosa fareste?

Christine Brown, la protagonista di Drag Me To Hell con le fattezze di Alison Lohman, non ha dubbi: rifiuta e dà alla povera vecchietta il (legittimo?) benservito. Il problema, però, è che la strana signora non rimane affatto contenta del trattamento ricevuto e le scaglia contro una diabolica maledizione, che la trasforma in appena 3 giorni nella designata vittima sacrificale di una furiosa Lamia caprina. A meno che la ragazza non riesca a scongiurare l'anatema prima che l'Inferno rivendichi la (legittima?) proprietà sulla sua anima...

Rivelatosi con l'intramontabile cult-movie La Casa - era il 1981 - e consacratosi con i blockbuster della saga di Spider Man, Sam Raimi torna dunque al «primo amore» e mette in scena uno splatter grottesco e superkitsch più o meno low-budget erede diretto dei suoi primordiali trascorsi horror.
Quello che invece è erede diretto della sua successiva evoluzione mainstream è l'approccio: Drag Me To Hell non ha (o non sembra avere) nessuna pretesa di suscitare il terrore e il raccapriccio di La Casa quanto, piuttosto, il divertimento e l'intrattenimento puro di Spider Man. La trama è banale, l'intreccio prevedibile, il doppio finale telefonato, la recitazione - quella sì - davvero inquietante, eppure... Eppure si ride, e non di quella comicità involontaria degli z-movies di nuova generazione bensì di un perfetto congegno di tempi e situazioni auto-parodistiche in stile Scary Movie, e tanto basta per farne un film che assolve egregiamente il suo onesto compito.

Certo: i paladini dell'"horror duro e puro" storceranno il naso più per questo che per i litri di fluidi corporei e frattaglie che si spargono per lo schermo nelle (poche ma buone) scene gore di evildeadiana memoria, ma i fanatici della contaminazione che sa non prendersi troppo sul serio troveranno Drag Me To Hell un'ora e quaranta (e/o 7 euro e 50) spesa piuttosto bene.
Sempre che, confondendosi con la locandina, non siano convinti di andare a vedere Fame...

le locandine di drag me to hell e fame

O meglio ancora, come suggerisce l'amico Giorgio Etrigan:

drag me to hell + fame = drag me to fame

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...non mi è piaciuto.

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