Facciamo un passo indietro.
A me, personalmente, Juan Martin Del Potro non ha mai suscitato chissà quale simpatia: sarà perché trovo parossistico che un uomo possa giocare a tennis a immagine e somiglianza della Safina, della Sharapova o di qualsiasi altra virago del circuito WTA, preoccupandosi solo di colpire la palla il più forte possibile col dritto a sventaglio e il rovescio incrociato senza alcuna variazione tecnica e/o tattica; sarà perché ho trovato piuttosto inopportuni alcuni suoi "umori di gioventù" (come quando insultò la madre di Andy Murray agli Internazionali d'Italia o disse che avrebbe «tirato fuori le mutande dal culo» a Rafa Nadal nella finale di Coppa Davis lo scorso anno); sarà, probabilmente, anche perché non mi sembrava che i suoi progressi sportivi andassero di pari passo ai suoi progressi in classifica.
Invece, almeno su quest'ultimo aspetto, mi inginocchio sui ceci e - come nel caso di Flavia Pennetta - faccio pubblica ammenda: nel giro di pochi mesi, Juan Martin è passato dal non avere mai minimamente impensierito Roger Federer in nessuno scontro diretto (beccandosi addirittura un'asfaltata da 63 60 60 a gennaio in Australia) al costringerlo al quinto set in semifinale a Parigi e, questa notte, a mandarlo completamente fuori giri superandolo per la prima volta proprio in finale agli US Open, torneo di cui Roger aveva vinto consecutivamente le ultime 5 edizioni...
E analoghi progressi, soprattutto psicologici, Del Potro li ha mostrati nei suoi ultimi confronti con Nadal, con Murray e con Andy Roddick, a dimostrazione che nei momenti importanti dei match importanti con gli avversari importanti non gli mancano né convinzione né motivazioni.
Quindi sì: la sua vittoria agli US Open è, nonostante il suo gioco davvero scarsamente ispirato, un segnale decisamente confortante per il tennis maschile. Perché aggiunge, a questo punto ufficialmente e stabilmente, una quinta pedina nella scacchiera dei piani alti del ranking e perché torna a fare vacillare le certezze (ri)acquisite che avevano investito "Sua Maestà" Roger Federer dall'indomani del (fortunato) trionfo al Roland Garros.
Del Potro a parte, gli US Open hanno comunque fornito altri segnali, alcuni altrettanto confortanti e alcuni - la maggioranza - decisamente meno:
- Dopo 2 anni e mezzo di calvario, Taylor Dent è finalmente un giocatore ritrovato. E, considerando che ormai gli ultimi gattopardi del serve&volley classico sono rimasti in 3 - lui, Feliciano Lopez e Ivan Navarro (oltre a Radek Stepanek, più ruvido e muscolare, e Ivo Karlovic, che segue a rete il servizio solo perché sprovvisto di colpi a rimbalzo) -, almeno che siano tutti e 3 contemporaneamente in attività.
- Andy Roddick e Novak Djokovic molto difficilmente vinceranno mai un'altra prova del Grande Slam, se continuano a squagliarsi ogni volta che se ne sente l'odore.
- Andy Murray e Fernando Verdasco molto difficilmente vinceranno mai una prova del Grande Slam, se continuano a squagliarsi ogni volta che se ne sente l'odore.
- Jo Wilfried Tsonga e Fernando Gonzalez molto difficilmente arriveranno mai in finale in un'altra prova del Grande Slam, se continuano a squagliarsi ogni volta che se ne sente l'odore.
- Feliciano Lopez e i tennisti italiani molto difficilmente arriveranno mai al secondo turno in un'altra prova del Grande Slam, se continuano a squagliarsi ogni volta che se ne sente l'odore.
***
APPENDICE
Il meglio degli US Open 2009 in 3 video:


Il pallonetto di Kollera l'avevo perduto. Veramente bello.
Perchè non parlare della paura della guardalinee assalita dalla Williams. Il suo andare e venire dall'arbrito è stato esilarante
Francesco
Hai ragionissima, omissione imperdonabile!
Aggiungo qui il link, così non appesantisco troppo la pagina...
http://www.youtube.com/watch?v=RYY0Ad2PdqY
Se non fosse per il fatto che a me Delpo come gioco piace (e infinitamente più di Dinara o Masha) sono d'accordo con te, Anto.
Però potevi mettere anche il pallonetto di Kollera tra i video del torneo, no? :)