Quali sono i film della Mostra di Venezia che valgono il prezzo di un biglietto?

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panoramica della mostra di venezia a milano

Stando a come se n'è parlato in Rete al di fuori dei canali ufficiali (quelli del posto riservato in prima fila e delle "3 stelline politiche", per capirci), l'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è stata una delle peggiori di sempre, infestata da starlette - e storie - da rotocalco e da pellicole da cura del sonno.
E, in effetti, la Panoramica conclusasi ieri sera a Milano dopo una settimana particolarmente provante per le palpebre dei malcapitati spettatori non ha fatto che confermare il buzz negativo che si era sparso in Laguna nei giorni della manifestazione.

Tutto da buttare - compresi i 45 euro dell'abbonamento -, quindi?
Non proprio. Per quanto inevitabilmente condizionato dalla scarsità di idee e qualità di quello originario, il Programma ha comunque offerto qualche (sporadica) proiezione che ha saputo giustificare l'onere di costi, tempi e disorganizzazioni varie ed eventuali.
Una volta tanto, quindi, voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e iniziare il compendio delle immancabili recensioni proprio dai film migliori, relegando quelli peggiori nel simbolico retrobottega di un'appendice...

immagine di lebanon di samuel maoz leone d'oro a venezia

1. LEBANON
di Samuel Maoz con Oshri Cohen e Michael Moshonov | Israele, 2009 | Drammatico

Dopo gli ultimi Leoni d'Oro assegnati evidentemente con il gioco della bottiglia (2006: Still Life, 2007: Lussuria, 2008: The Wrestler), quest'anno il titolo di Miglior Film è finito con pieno merito nelle mani di Samuel Maoz e della sua - per azzardare una sintesi estrema - "guerra del Libano vista attraverso un mirino".
Tanto coraggiosa quanto dirompente, la scelta di ambientare l'intera pellicola all'interno di un carro armato si rivela una intuizione felicemente innovativa, dopo anni di war-movies tutti azione, videogame e grand-guignol. Dall'altra parte, il rischio di ricadere nell'esercizio di maniera è provvidenzialmente scongiurato da una sceneggiatura solida e incalzante, solo in alcuni momenti un po' avvitata su se stessa ma nel complesso capace di mantenere per un'ora e mezza un pathos claustrofobico degno dei migliori psico-thriller (e per certi versi, a ben vedere, è proprio di questo che si tratta).
Ennesima - ma sempre più sporadica - dimostrazione che le idee valgono più delle superproduzioni, Lebanon riscrive i canoni dell'estetica di guerra mettendo l'uomo di fronte non al suo edonistico eroismo ma alle sue (in)consapevoli debolezze, alla sua solitudine e alla sua impotenza.

 

locandina di celda 211 di daniel monzòn2. CELDA 211
di Daniel Monzon con Alberto Ammann e Luis Tosar | Francia/Spagna, 2009 | Drammatico

Un secondino alla vigilia del suo primo giorno di servizio rimane coinvolto nella rivolta all'interno di un carcere. Per evitare di finire ostaggio dei prigionieri, decide di mescolarsi a loro fingendo di essere un assassino. La Polizia, però, sembra più preoccupata a insabbiare gli eventi che a salvarlo, e la situazione deflagra con conseguenze estreme e inaspettate...
Pur nella lineare semplicità del suo soggetto, Celda 211 mette in scena un meccanismo estremamente complesso e ingegnoso di dinamiche emotive e narrative, creando suspence e tensione sin dai primissimi minuti e mantenendo costantemente imprevedibile lo sviluppo degli eventi. Interamente giocato sul tema del doppio, anche a livello interiore, il film non ricade nei fin troppo ricorrenti artifici di maniera per piazzare i collaudati - e telefonati - "colpi di scena" (bubusettete!) dei thriller del Nuovo Millennio, ma fa leva esclusivamente sulle concatenazioni del plot e sulle interpretazioni, davvero convincenti, degli attori.
Unico (piccolo) neo, il finale un po' troppo esplicitato, dove si spiega tutto il "come va a finire" possibile senza concedere allo spettatore il piacere di immaginarselo secondo la propria chiave di lettura. Ma potrebbe non essere necessariamente un'imperfezione per chiunque.

 

sergio castellitto nella locandina di tris di donne e abiti nuziali

3. TRIS DI DONNE E ABITI NUZIALI
di Vincenzo Terracciano con Sergio Castellitto e Martina Gedeck | Italia, 2009 | Drammatico

Nella irreversibile crisi creativa (di soggetti, di sceneggiature, di tecniche di regia) in cui è precipitato il Cinema Italiano dall'avvento dell'Era Ozpetek/Muccino, spesso basta davvero poco per far sembrare un film tutto sommato senza infamia e senza lode un mezzo capolavoro. In Tris Di Donne E Abiti Nuziali, questo «davvero poco» è l'epilogo: poteva essere la consueta baraccata di buonismo ipocrita che mette a posto tutto e non lo è, poteva essere il consueto teledramma nichilista che manda tutto a catafascio e non lo è. E tanto basta per dare alla storia un alone di verosimiglianza che va - fenomeno più unico che raro, nel Made in Italy - al di là della fiction e al di là della singola storiella per assumere un valore simbolico e metaforico profondamente figlio dei tempi e della società di oggi.
La Crisi economica e dei valori, la febbrile velleità di riscatto, l'accecante fiducia nel Destino, la tragica consapevolezza di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato: i personaggi di Terracciano si muovono sulle stesse sabbie mobili di ciascuno di noi, in bilico perpetuo tra dannazione e redenzione, affidando le proprie sorti a una scommessa, a una partita di Poker, alla convinzione che tutto può sempre e comunque cambiare da un momento all'altro.
Come quando si gioca al SuperEnalotto, come quando si manda un Curriculum a info@, come quando si va a vedere un film italiano.

***

appendice
QUALI SONO I FILM DELLA MOSTRA DI VENEZIA
CHE NON VALGONO NEMMENO IL TEMPO DI UN DOWNLOAD?

 

lo_spazio_bianco.jpg

1. LO SPAZIO BIANCO
di Francesca Comencini con Margherita Buy e Gaetano Bruno | Italia, 2009 | Drammatico

Eccola, la ricetta ipocalorica standard del Nuovo Cinema Italiano in tutta la sua indigesta pochezza.
Ingredienti:
- un tema di cronaca qualsiasi pescato a caso da un rotocalco
- un'attrice che interpreta da sempre lo stesso identico ruolo della
derelitta monoespressiva cornuta e mazziata (o, a scelta, un attore che interpreta sempre lo stesso identico ruolo del figo da fotoromanzo)
- una cucina
- un terrazzo
- un ospedale
- un gay
Elaborazione:
frullare il tutto in una brodaglia di
sterili didascalismi autocompiaciuti e presunti stilemi d'autore, riscaldare a fuoco lento (molto lento) e assaporare con aria fintamente soddisfatta perché - a scelta - il regista, il produttore, il protagonista o (più probabilmente) l'Ufficio Stampa è "amico degli amici".
Ah, dimenticavo:
piangere miseria accusando la "Pirateria" e rivendicare che in America fanno film di cassetta solamente perché «loro hanno i soldi».

(Nota: vale anche per Il Compleanno, di Marco Filiberti con Alessandro Gassman e Thyago Alves - con la sola aggiunta della casa al mare al posto dell'ospedale - e per Good Morning Aman di Claudio Noce con Valerio Mastandrea e Anita Caprioli)

 

locandina di il cattivo tenente ultima chiamata new orleans di werner herzog

2. IL CATTIVO TENENTE - ULTIMA CHIAMATA NEW ORLEANS
di Werner Herzog con Nicholas Cage ed Eva Mendes | USA, 2009 | Drammatico 

Non c'è molto da aggiungere a quello che si può ragionevolmente sospettare (a ragion veduta) di questa operazione semplicemente leggendone il titolo e ricordandosi, anche solo vagamente, che un Cattivo Tenente c'è già stato nel 1992 con la firma di Abel Ferrara.
Chi non vuole sentire parlare di remake, in effetti, non ha tutti i torti: il polpettone di Herzog non è che l'ennesimo remix 2009 che ci tocca archiviare nella stagione più tragicamente povera di idee di tutti i tempi. Del capolavoro di Ferrara non resta che il titolo e qualche suggestione di intreccio: il resto è Nicholas Cage - che prima o poi, forse, qualcuno ci spiegherà che lavoro faccia esattamente (nel film, ma soprattutto nella vita) -, Eva Mendes (tutt'altro che indimenticabile), una manciata di clichè criminal-rebbonzi e un'overdose delirante di iguane e sniffate di coca.
C'è una metafora, un messaggio, una morale - anche stiracchiata - dietro a tutto ciò? No. C'è una puntata di una qualunque serie TV poliziesca diluita con due ore di noia, di recitazione pessima e di intrecci inconsistenti, come se servisse Herzog, e non bastasse un esordiente malato di Fox Crime, per metterla in piedi.
E il vero problema è che il 2009 non è ancora finito...

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http://funky da FunkyDildo Style su 23.09.09 10:44

i migliori film di Venezia (il festival)? linko un post che suggerisce i migliori film proposti durante la rassegna di Venezia non avendone visto neppure uno mi fido dei consigli e dei gusti cinematografici di Antonio Incorvaia, il redattore del blog, Leggi tutto

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