PARNASSUS - L'Uomo Che Voleva Ingannare Il Diavolo
(The Imaginarium Of Doctor Parnassus, di Terry Gilliam con Heath Ledger, Johnny Depp, Colin Farrell | Francia/Canada, 2009 | Fantasy | Sito ufficiale | Sito ufficiale italiano)
Tanto tuonò che piovve.
Atteso da oltre un anno e mezzo per il fatto di essere «l'ultimo film di Heath Ledger», più ancora che «il nuovo film di Terry Gilliam», Parnassus arriva finalmente nelle sale italiane ed è subito assalto ai botteghini. Con code di giovani e giovanissimi che, sulla carta, ci si aspetterebbe più interessati a Bruno, Oggi Sposi (misericordia), Up o Halloween II...
Che il "merito" di tanta curiosità sia la sopraggiunta scomparsa in corso d'opera del suo protagonista principale o il cameo di chi - Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law - ne ha preso il posto a titolo di beneficenza, certo è che la pellicola crea un involontario continuum narrativo tra ciò che avviene sullo schermo e ciò che avviene (o è avvenuto) nella realtà, in un bizzarro gioco di scatole cinesi e specchi deformanti che conducono alla Morte o all'Immortalità.
Per Gilliam è solo una questione di scelta: pur nel regno del Paradosso, dell'Assurdo e del Grottesco, l'uomo è e rimane faber fortunae suae. Metafisica e Surrealismo non sono che sfondi di cartapesta che contestualizzano, senza condizionarle in alcun modo, dinamiche tipicamente terrene di inganni, tradimenti, ambizioni e fallimenti.
Eppure, nonostante il fantasioso soggetto e l'immaginifico talento di cui dispone, Gilliam dimostra per l'ennesima volta di avere ottime idee predestinate alla Morte (tanto per rimanere in tema). Lui è - e forse rimarrà sempre - Lost In La Mancha: il genio che complica anziché semplificare, il visionario che nasconde anziché svelare, il profeta che sottende anziché annunciare.
E Parnassus non sfugge alla regola. Come evidenziano Alessio Guzzano e buona parte della critica internazionale, in Parnassus c'è troppo di tutto: mezz'ora di convulsioni mentali ed estetiche in meno e sarebbe stato non dico perfetto ma intrigante (chiudendo un occhio sulla performance di Jude Law, come di consueto lontano anni luce da una qualsivoglia parvenza di "recitazione"). Così, invece, l'ipertrofia di situazioni, scenari, sceneggiatura, personaggi, ambiguità, ribaltamenti, artifici e artefatti manda in tilt non solo la logica stessa del film, ma anche il livello di attenzione del pubblico susictando in chi sonnolenza, in chi addirittura fastidio.
Sarà anche «il bello di Terry Gilliam», questo proverbiale non riuscire mai a dare senso compiuto alle sue (spesso davvero singolari e pregevoli) intuizioni, ma l'alone di virtuosa sregolatezza che accompagna lui e le sue opere, purtroppo, per l'ennesima volta non vale il prezzo di un biglietto.


Grazie per il commento, Alessio!
A me è piaciuto molto Lost In La Mancha, ma forse proprio perché, più che un film DI Terry Gilliam, è un film (documentario) SU Terry Gilliam, e sulla sua inguaribile ricerca del "di più" e del "diverso" che finisce inevitabilmente per diventare "di troppo" ed "ermetico".
La cosa curiosa è che per non travalicare il limite anche in Parnassus sarebbe davvero bastato qualche autocompiacimento stilistico in meno e un cut di 3/4 scene chilometriche sul finale...
concordo su ogni cosa pur non avendo visto il film in questione.
è da un po' di tempo che è maturata in me una certa prevenzione verso gilliam, da quando ho visto i fratelli grimm (terribile) e tideland (meno, ma debole assai).
mi sembra che il buon terry non abbia una solida cultura registica, nel senso che è molto bravo, come sottolinei tu,nell'inventare trovate scenografiche, concettuali, immaginifiche, ma che poi non riesca ad amalgamarle in un tutt'uno coerente.
non che io sia un sostenitore a priori del cinema classico, ma è innegabile che spesso le sue opere mancano di uno sviluppo davvero godibile.
sembra che siano in perenne gestazione anche quando ormai sono finite sullo schermo. con la scusa del potere della fantasia, che terry tira fuori spessissimo nelle interviste, i suoi film procedano per frammenti, e una scena si accavalla all'altra per il puro gusto di mettere in immagini qualcosa di strano, di fantastico, ma nn c'è davvero una necessità in quest carrozzone e si rimane stupiti, colpiti, ma, di nuovo cogli il segno, anche molto annoiati.
l'unico film che salverei al 100% nella sua filmografia è brazil, perché evidentemente porta il segno forte di un libro come 1984 che con tutta probabilità ha aiutato gilliam a contenere le spinte centrifughe che lo contraddistinguono.
così dissi...
ciao!