L'antefatto: David Letterman, con ogni probabilità l'anchorman più popolare e influente in assoluto del piccolo schermo, viene coinvolto all'inizio di ottobre in un ricatto a sfondo sessuale. Ha avuto rapporti extraconiugali con alcune collaboratrici e "qualcuno che sa" - Robert Halderman, peraltro suo collega alla CBS - lo ricatta minacciando di sputtanarlo.
Letterman finge di cedere alle intimidazioni, si rivolge alla Polizia e, una volta fatto arrestare Halderman, confessa tutto in diretta TV al suo Late Show, ammettendo (senza toni da melodramma e con l'abituale autoironia) le proprie colpe davanti a oltre 5 milioni di spettatori e chiedendo pubblicamente scusa alla moglie e al suo staff.
Risultato: audience schizzata alle stelle, popolarità rafforzata e immagine tutt'altro che compromessa, anzi. Il modo con cui Letterman affronta dall'inizio alla fine il potenziale scandalo diventano immediatamente un modello di personalità e trasparenza, non soltanto televisivo, in ogni angolo del globo...
Ma non in Italia, evidentemente, dove - e i più recenti "incidenti di percorso" occorsi a Silvio Berlusconi e Dino Boffo non sono che la punta dell'iceberg - l'imperativo categorico è «Negare tutto, negare sempre ed ergersi a vittime del Sistema» e dove il (falso) mito della famiglia genera più mostri del sonno della ragione.
Come è successo a Piero Marrazzo, ex conduttore di Mi Manda RaiTre e forse ex Presidente della Regione Lazio per il PD, che - messosi più o meno nelle medesime condizioni di ricattabilità di David Letterman (ma con un trans) - ha rintuzzato le prime avvisaglie di sexgate dichiarandosi del tutto estraneo alle accuse di avere mai pagato qualcuno per non divulgare le prove dei suoi presunti rapporti extraconiugali, definendoli «solo un gossip».
Risultato: passa un giorno e, spinto con le spalle al muro dall'evidenza dei fatti, Marrazzo «irriconoscibile, con la barba lunga, le occhiaie profonde di chi non ha dormito neanche un minuto, un maglione blu stropicciato al posto della solita giacca. Prostrato, debilitato, malato» dichiara, ovviamente NON attraverso il suo sito personale, il sito della Regione Lazio o un qualsiasi altro strumento d'informazione pubblica, di «volere solo sparire» per la vergogna.
E ne ha tutte le ragioni.
Perché al di là dell'inestirpabile e proverbiale ipocrisia tipicamente Made in Italy - o meglio: Made in Vaticano - di costruirsi posizioni e relazioni di copertura per soffocare ben altro genere di «debolezze private», il vero disonore è non avere (ancora) imparato a gestirle con onestà e limpidezza una volta che vengono allo scoperto. Cosa che non riguarda Silvio Berlusconi, Dino Boffo o Piero Marrazzo esclusivamente in quanto rappresentanti di un'Istituzione (lo Stato e la Chiesa), ma che riguarda sia loro che tutti gli altri in quanto individui sociali nell'anno 2009.


Io spero solo che anche i trans di Marrazzo si dedichino al cinema... eddai!
Hola Alberto! Le scuse alla moglie sono qui:
http://www.youtube.com/watch?v=XXaaKw3jLR0
Non ho embeddato il video per non appesantire troppo il post...
Grazie per i complimenti! Che dici, li giro a Marrazzo per avermi dato l'ispirazione? ^_^
Non conoscevo il caso di Letterman, e bisogna dire che, direbbero gli spagnoli, "tiene huevos" a raccontare una storia così in TV (le scuse pubbliche alla moglie non le ho sentite, a dire il vero). Comunque ottimo post, fa pensare alla trasparenza e all'ipocrisia. E alle modalità di selezione del personale politico.