Che bilancio si può desumere dalla stagione 2009 di Tennis adesso che si è praticamente conclusa?

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Era cominciata davvero nel migliore dei modi, con i fuochi d'artificio degli Australian Open (Rafa Nadal sempre più solidamente numero 1 del mondo, Roger Federer sempre più manifestamente in crisi di morale e di vittorie, Fernando Verdasco sempre più presuntamente risorto a nuova vita) e tutta una serie di avvincenti interrogativi per il prosieguo dell'annata - Novak Djokovic riuscirà più a vincere un altro Slam? Andy Murray riuscirà mai a vincerne uno? Gli italiani riusciranno a vincere almeno un challenger? Feliciano Lopez riuscirà a vincere almeno un match? -, e si è conclusa davvero nel peggiore dei modi con i fuochi di paglia delle Atp Finals (Nadal sparito, Djokovic bollito, Murray evanescente, Verdasco ininfluente, migliaia di errori e pochissimi furori - scusate le rime -).
Con il solo epilogo di Coppa Davis rimasto ancora da giocare, la stagione Atp 2009 ha dunque ormai definitivamente emesso i suoi verdetti al termine di 10 mesi di tornei azzoppati, di emozioni strozzate e, soprattutto, di mandibole slogate...

Le partite consegnate a imperitura memoria dei posteri si contano sulle dita di una mano:
» Taylor Dent vs Ivan Navarro al secondo turno degli US Open (64 57 67 75 76 in favore di Dent, con 255 discese a rete complessive tra l'uno e l'altro)
» Rafael Nadal vs Fernando Verdasco in semifinale agli Australian Open (67 64 76 67 64 in favore di Nadal)
» Rafael Nadal vs Novak Djokovic in semifinale a Madrid (36 76 76 ancora in favore di Nadal)
» Roger Federer vs Andy Roddick in finale a Wimbledon (57 76 76 36 16-14 in favore di Federer, dopo che Roddick era stato avanti 63 nel tiebreak del secondo set e aveva svirgolato una volèe a campo aperto fuori di 3 metri sul 64 e servizio)
e in ultimo, più per l'imprevedibilità del risultato che per la qualità di gioco espressa in campo,
» Juan Martin Del Potro vs Roger Federer in finale agli US Open (36 76 46 76 62 in favore di Del Potro, che contro lo svizzero non aveva mai vinto).
Altri match meritevoli di una qualche (ec)citazione non se ne ricordano, in particolare nel corso di questi ultimi due mesi in cui a farla da padrone sono stati infortuni, ritiri ed esaurimenti nervosi - dei tifosi compresi -. 

nadal tsonga federer djokovic murray verdasco davydenko del potro londra O2 arena

Con ogni probabilità, la chiave di lettura più interessante di questa stagione è il «Fiato alle Trombe!» all'insegna del quale alcuni autorevoli "addetti ai lavori" hanno sostenuto per un anno tutto e il contrario di tutto semplicemente in base al risultato di un singolo torneo o, peggio ancora, di un singolo incontro.
Oggetto dei più folkloristici trasformismi di opinione è stato Roger Federer: tra Indian Wells e Roma era un uomo alla frutta (sconfitte a nastro con Murray, Djokovic e perfino Wawrinka), tra Parigi e Wimbledon è tornato il supercampione più forte di tutti i tempi (per avere battuto, tra gli altri, Alberto Martin, Paul Henri Mathieu, Yen Hsun-Lu e Guillermo Garcia Lopez - mica cazzi! - e avere rischiato di perdere perfino contro Jose Acasuso e Tommy Haas) dopodiché si è assestato sul generico valore «Quando ne ha voglia non ce n'è per nessuno» (e ne ha evidentemente avuta voglia solo a Cincinnati e in Coppa Davis contro l'Italia, infilando nel mentre un'altra striscia negativa con TsongaDel Potro - due volte -, di nuovo Djokovic, Davydenko e addirittura Benneteau).

Stessa sorte di vittima predestinata del baraccame da circo mediatico è toccata a Rafa Nadal, entrato e uscito dall'Olimpo dei Sogni - e/o dall'Ufficio Oggetti Smarriti - praticamente al termine di ogni performance, positiva o negativa che fosse.
Vince gli Australian Open mandando Federer al tappeto? E' la consacrazione di un fenomeno. Perde 60 al terzo la finale di Rotterdam con Murray? E' un segnale preoccupante. Lascia 12 giochi in 2 incontri (e 6 set) a Tipsarevic e Djokovic in Coppa Davis? E' il miglior Nadal di sempre. Spreca tutto lo sprecabile nei quarti di Miami contro Del Potro? Bisogna fare attenzione. Vince in sequenza Montecarlo, Barcellona e Roma cedendo un set in 3 tornei? Sulla terra è imbattibile. Perde in finale a Madrid contro Federer e si fa schiantare da Soderling al Roland Garros? Non è più lui. Salta Wimbledon per infortunio e torna sul cemento americano rimediando prestazioni mediocri? Ha bisogno di tempo per recuperare. Arriva in semifinale agli US Open asfaltando Gasquet, Kiefer, Almagro, Monfils e Gonzalez (che non sono esattamente Martin, Mathieu, Hsun-Lu, Acasuso e Garcia Lopez)? E' un campione ritrovato. In semifinale agli US Open prende una stesa epocale da Del Potro? Ha disimparato a giocare. Chiude la stagione perdendo 6 match in 2 set? E' la prova che si bombava.
Sarà anche vero che «Il mondo è bello perché è vario», ma forse così è un po' troppo vario.

D'altra parte, come volevasi dimostrare, Fernando Verdasco non è mai «cambiato, rinato, praticamente guarito» ma è rimasto la negazione di qualsivoglia facoltà mentale di sempre, solo che in Australia ha cavalcato l'onda lunga della vittoria in Davis un mese e mezzo prima. Contro i Top10 ha vinto la miseria di 1 volta su 14 (!) e in ogni circostanza nello stesso identico modo: squagliando psicologicamente nei momenti chiave della partita.
La sensazione resta quella che un cavatappi sia più intelligente e abbia più personalità di lui: forse - ma solo forse - non basta scambiare due battute con Andre Agassi per trasformarsi in carrozze quando sarebbe già un miracolo riuscire a essere zucche.

andre agassi

Già, Andre Agassi.
La rockstar più destabilizzante dell'entertainment con racchetta è riuscita ancora una volta a eclissare qualsiasi altra forma di tennis giocato facendo parlare unicamente di sé. Il pretesto? La pubblicazione della sua autobiografia, Open, accompagnata da una cartuccera di rivelazioni shock accuratamente distillate nei giorni a ridosso dell'uscita. Dopato, frustrato, represso e depresso, l'Agassi tutto groove e pop-art che conoscevamo non era altro - pare - che un esperimento di reality show sportivo scritto e prodotto dal padre/padrone, nella più classica delle parabole di (auto)distruzione e redenzione made in iùessèi.
Da oggi in poi, grazie alla sua testimonianza, a pensare male non si farà più nemmeno peccato.

Quanto al resto:

  • Novak Djokovic e Andy Murray sembrano ancora troppo discontinui per ambire a qualcosa di più delle loro (legittime e pienamente meritate) piazze d'onore. Il primo è diventato più costante e competitivo sulla terra battuta ma sul cemento ha raccolto molto meno del previsto; il secondo preferisce accontentarsi di essere un ottimo pallettaro e ormai fa punto solo in difesa o se qualcuno sbaglia prima di lui. E pur avendo meno classe e meno varietà di soluzioni tecniche e tattiche rispetto a entrambi, Juan Martin Del Potro potrebbe ben presto prenderne il posto facendo leva su una determinazione agonistica decisamente più fervida.
  • Mentre gli allievi del Circolo dell'Arrotino si stanno progressivamente (e provvidenzialmente) disperdendo, quelli dell'Accademia della Clava si stanno prepotentemente riaffacciando alla ribalta, da Soderling a Gonzalez, da Cilic a Berdych e da Querrey a Isner, oltre allo stesso Del Potro. Se il trend dovesse continuare anche l'anno prossimo, si salvi chi può - in tutti i sensi -.
  • L'autentico "nuovo che avanza" targato 2009 si chiama Horacio Zeballos: argentino, 24 anni, sconosciuto fino a una manciata di settimane fa, si è issato fino alla posizione #41 del ranking mondiale giocando praticamente solo tornei challenger. Per molti è un monumento all'imbecillità dei regolamenti e dei punteggi, per altri è il classico self-made player che si fa strada a forza di gavetta e pedalate.
    Qualcun altro da tenere d'occhio? Bah. Forse Jeremy Chardy, forse Andreas Beck, forse - dicono - Grigor Dimitrov. Ma dicevano anche Richard Gasquet, Ernests Gulbis e Donald Young.
  • E gli italiani? Non pervenuti.
    Ne abbiamo sentito la mancanza? Mettiamola così: può darsi che sentiremo di più la mancanza di Marat Safin e Fabrice Santoro. Amen, e "Grazie di tutto"

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Bilancio della stagione 2009 di Tennis dopo la vittoria di Nikolay Davydenko su Juan Martin Del Potro nelle ATP Finals di Londra: dove sono Federer e Nadal? E quali sono i giovani emergenti su cui puntare per il 2010? Leggi tutto

2 Comments

Grazie mille, Fabio! :)
In realtà, se devo essere sincero, non nutro una particolare simpatia verso Nadal (preferisco Lopez e Verdasco, anche se obiettivamente ne riconosco tutti gli incorreggibili limiti psicologici e mentali), ma ciò nonostante mi auguro anche io che torni quello di inizio stagione per il bene del circuito e degli appassionati...

Bellissima ed equilibrata analisi dell'annata tennistica! Sbaglio o mi sembra di intuire una simpatia (tra l'altro per me più che comprensibile) per Nadal?...gran giocatore...spero che "ritorni"...

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