Io, sinceramente - a differenza di tutti gli insigni opinionisti salottieri che già da qualche giorno snocciolano con precisione millimetrica i loro toccanti memoriali del 9 novembre 1989 -, dov'ero e cosa facevo quella sera, mentre a Berlino crollava il «il figlio legittimo della guerra, l'ottuso guardiano degli sconfinamenti degli uomini e delle idee, il condominio degli spettri del secolo, una spada di cemento armato nel cuore dell'Europa alta quattro metri e lunga 155 chilometri, un muro senza porte né finestre, senza buche per i biglietti di chi avrebbe voluto piangere» (cit. Marco Innocenti, Sole24Ore), non me lo ricordo.
Mi ricordo solo la sensazione (indelebile, nonostante il deficit di fosforo) di essere testimone di un evento storico di quelli che, come si usa dire, «avrebbero cambiato il Mondo». E mi ricordo anche la sensazione di esserne non solo testimone, ma vero e proprio protagonista, quando - pur fuori da ogni celebrazione - sono stato a Berlino per la prima volta tre anni fa...
Perché a Berlino la caduta del Muro è diventata un componente attivo dell'aria che si respira: entra nei polmoni, ossigena lo spirito e stimola la voglia di esserci, di pensare, di fare.
La caduta del Muro è nell'intraprendenza, nel dinamismo, nella spinta propulsiva di una città che in 20 anni ha saputo cancellarne 56 (da quando, nel 1933, divenne la capitale del Terzo Reich) diventando il simbolo europeo non soltanto della rinascita e della libertà ma, soprattutto, del senso di collettività. Dall'integrazione multietnica alle politiche sociali, oggi la Berlino della caduta del Muro è un bene comune condiviso con tutti.
Ecco: mi piacerebbe molto che un domani - dovessimo aspettare altri 20, 200 o (più probabilmente) 2.000 anni - potessimo essere testimoni (e/o veri e propri protagonisti) anche del crollo del Muro del Pianto che percorre l'Italia da Nord a Sud. Un Muro eretto sulla gerontocrazia, sulla demagogia e sull'ipocrisia, le "tre Madri" che, nel nostro Paese, soffocano e annientano ogni intraprendenza, ogni dinamismo, ogni spinta propulsiva, ogni rinascita, ogni libertà e, soprattutto, ogni senso di collettività.
Certo, non sarà facile. Come si può far crollare un Muro se non si sa nemmeno dove iniziare a picconare?


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