Quanti ottimi motivi ci sono per intervistare Alessio Guzzano?

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camera eye

Nome in codice: 3 Stelline.
E' la preoccupante tendenza - in voga già da qualche tempo (la prima volta che ho sollevato la questione era il 2 ottobre 2007, l'ultima un paio di settimane fa) - della cosiddetta "critica cinematografica specializzata" nostrana a celebrare con un proverbiale, paraculo «6 politico» anche la più fetecchia delle ciofeche pur di salvaguardare il prezioso posto in prima fila alle anteprime stampa e, soprattutto, nei salottini-bene degli amici degli amici.
E mentre in America la sana stroncatura mainstream è una piacevole abitudine, in Italia è una disdicevole libidine, circoscritta alle strisce di Stefano Disegni su Ciak, ai convivi di qualche buonanima del Web e a poco altro.

Tra questo «poco altro» figura, a ben vedere, anche Alessio Guzzano, "critico cinematografico non specializzato" di City, che - proprio per la sua scarsa propensione a mettere fiori nei cannoni e a sacrificare compiacenza sugli altari del servilismo - sembra sollevare più buzz e interesse (per esempio qui, quiqui) di quanto non facciano le recensioni dei prezzolati benpensanti. Sicché, mi sono detto, chi meglio di lui può disvelarci le oscure trame de gustibus che si celano dietro il contagioso e irreversibile fenomeno "3 Stelline"?

Risultato: per quanto non mi trovi necessariamente sempre d'accordo con i suoi giudizi di merito (su Ozpetek e Welcome, tanto per dirne due, la penso in modo opposto), e guai se il mondo non fosse bello perché vario, ho pensato che potesse essere molto stimolante coinvolgerlo in un'intervista. E per stimolare alla stessa stregua anche lui, gli ho mandato le mie domande via mail in una forma vagamente atipica...

 

SCENA 1 // Cucina interno notte
Il blogger (è un giornalista fallito, uno scrittore frustrato, un serial killer represso? Non lo sapremo mai - e lui nemmeno -) è chino sul suo portatile. Alla sua sinistra, una tazza di caffè americano si sta lentamente raffreddando mentre lui digita freneticamente sulla tastiera, immerso nella tipica concentrazione-per-inerzia di chi ha oltrepassato la soglia del sonnambulismo. La camera gli gira intorno, poi l'inquadratura stringe sul monitor.

musica:  Depeche Mode, Fragile Tension (Kris Menace Love On Laserdisc Rmx)

Ciao Alessio,
innanzitutto ti ringrazio per la risposta e, soprattutto, per la disponibilità.
Mi fa davvero molto piacere che tu abbia accettato la mia proposta perché, pur comprendendo e condividendo pienamente la tua posizione sul ruolo del «critico» preconfezionato, proprio per questo - quantomeno ai miei occhi - sei il miglior «critico» possibile.
Di seguito, dunque, ti inoltro le mie squattrinate domanducole da "uomo che legge l'uomo che guarda"...

 

SCENA 2 // Bagno esterno notte
Il film erroneamente ritenuto "Cinema Italiano d'Autore" (un paio di carampane impellicciate, in prima fila, avevano azzardato che il regista fosse Francesca Comencini) si rivela in realtà un "Disaster Movie" di Serie Z (un paio di nerd brufolosi, in ultima fila, azzardano che il regista sia Roland Emmerich): un'improvvisa esplosione di smog rade al suolo l'intera Milano, lasciando perfettamente integri solo il bidet del blogger e il suo portatile. Riavutosi dallo shock, il blogger si siede sul bidet e, nella desolazione di una città completamente polverizzata, ricomincia a scrivere la sua mail. Ripresa a volo d'uccello, poi l'inquadratura stringe di nuovo sul monitor.

musica: Kirlian Camera, No One Remained

 

1. Partiamo da una definizione dello scenario. Oggi la stampa tradizionale (quella che per definizione foraggia i «critici professionisti» propriamente detti, che si tratti dei quotidiani o delle riviste di settore) è diventata un unico, enorme serbatoio di "3 Stelline". In questa categoria rientra ormai un buon 90% dei film recensiti, dal capolavoro-con-qualche-pecca-di-troppo alla vaccata-piena-di-buone-intenzioni. A tuo giudizio, come si è arrivati a questo appiattimento, e perché è diventato così difficile prendere una posizione netta e definita anche semplicemente su un film di un'ora e mezza?

Già lo scenario… Non so cosa tu intenda precisamente definendomi ‘critico non professionista’ (non si fanno le pulci ai complimenti), ma la mia esperienza/frequentazione di costoro è ormai ventennale.
Sarebbe stato bello chiamarlo apprendistato o che almeno avessero suscitato in me la vocazione all’essere autodidatta, invece nemmeno. Avevo la tentazione di esistere là in mezzo, poi ho scoperto l’illuminata capacità di starne fuori. Un episodio dei tempi de LA NOTTE, ovvero la notte dei tempi. Protagonista: GIORGIO CARBONE (sempre fare i nomi quando si racconta/accusa in politica, sul cinema, parlando di ristoranti, sempre!, se no alludere non vale un cazzo). Trotterellando al cine come faceva ogni pomeriggio, a precisa domanda del ragazzo di bottega, mi rispose: «Ma come si fa a parlare male di un film oggi che ‘sti film sono tutti fatti bene?». Era vent’anni fa, bah, forse parlava del montaggio, in effetti nessuno girava più controluce, come le foto che uscivano nere ai ragazzini dell’era delle macchine fotografiche elementari. A lui ciò bastava, o forse avrò inteso male. Oggi vedo che di qualcosa parla male, su LIBERO. Non liberamente, o meglio: embadded.
Mi chiedi dell’appiattimento. Ma no, dai. Le stelle le danno convinti, le vedono in ogni senso. Vanno abbastanza d’accordo. Il problema è il linguaggio che non è netto. Epperché sono anti-post-fascisti: pochi nemici molto onore, pochi lettori chissenefrega. Mi viene di dirlo alla milanese. E’ chi li ascolta che gli manca a quella gente lì.

 

2. Un altro dei difetti che ritrovo frequentemente nella «critica professionista», anche tra i più giovani, è quello di ricondurre ai massimi sistemi - Godard, Truffaut, Pasolini, Antonioni e via di seguito - anche il più triviale dei cinepanettoni pur di rivendicare l'insindacabilità della propria competenza e, con essa, del proprio giudizio. Come spieghi che un simile aproccio continui a persistere nel Nuovo Millennio, dopo che Internet ha scoperchiato decine di «critici non professionisti» come te - meno inamidati, più schietti, più ironici e, proprio per questo, molto più seguiti dal pubblico -?

Il Massimo Sistema è uno solo: CHAPLIN. L’avesse incontrato Talete, ci fosse già stato il cinema a Mileto, avremmo l’origine di ogni cinecosa individuata già da millenni.
Niente di male a ricondurre tutto a qualcos’altro, anzi con quell’arte esaurita che è il cinema, direi che è cosa buona, giusta e inevitabile. Si tarantina, si rifrulla e stop. E’ l’unico genius possibile, l’ultimo possibile capolavoro, direbbe Vecchioni. Sul riempirsi la bocca con Truffaut  e Kieslowski (tanto per evocare chi un po’ ci truffò e chi mai se proprio vogliamo citar/citare) che vuoi che ti dica? Su TOPOLINO, che fu una bibbia (minuscolo non per Topolino, ma per la bibbia) di situazioni e aggettivi formativi, i blablabla erano il marchio della noia bipede autoreferenziale.
A me non mi ha ‘scoperchiato’ Internet – ne morrei, ritenendolo un magma infausto non di improvvisazione, ma proprio di ignoranza – bensì la FREE PRESS e prima ancora VITTORIO FELTRI su L’INDIPENDENTE perché non gli andava più di pagare GIOVANNI GRAZZINI ed era convinto «che tanto di cinema possono parlare tutti e nessuno ci diventa giornalista famoso». Vero. Tutti. Ed ecco Internet. Poi dipende come. Vale anche per il calcio o la per la pesca, certo.

 

3. Uno dei miei reiterati cavalli di battaglia è la crociata contro la "Pirateria" dei produttori, ovvero la speculazione (più o meno) indebita su idee altrui per trarne il massimo vantaggio con il minimo sforzo. Che nel Cinema significa: oltre 30 film tra sequel, prequel, newquel, remake, sequel del remake e spin-off usciti nel solo 2009. Qual è la tua posizione al riguardo? Perché pensi che il pubblico arrivi a premiare quasi sempre tali scelte commerciali senza sentirsi nemmeno una volta preso per i fondelli?

Potremmo andare nei dati, ma non mi sembra il pubblico premi sempre i sequel. Se parli degli HARRY POTTER e simili, ovviamente sono tutte opere a sé stanti, non sequel. A me sembrano sequel i film di Verdone, casomai. Però la logica dei produttori è ovvia e ostinata: se ha fatto i soldi, magari ne farà ancora. E già ci va bene che sbagliano spesso. Ma ci mettono il grano. Raramente li nomino per complimenti o accuse. Fanno un altro lavoro che non ho mai creduto avesse molto a che fare col mecenatismo. Fanno i TWILIGHT e fanno bene. Io penalizzerei (multe e/o frustate di cultura a elettroshock) chi paga il biglietto delle schifezze, non chi le produce.

 

4. Un discorso analogo vale per il 3D: finora, al di là di qualche rara eccezione, non si è visto granché di innovativo rispetto a dei normalissimi film in 2D con qualche sporadico oggetto e/o movimento "fuori dallo schermo" attaccato con lo scotch a una sceneggiatura di pezza (penso soprattutto a San Valentino di Sangue e L'Era Glaciale 3). Anche in questo caso, il pubblico premia la scelta e dunque non c'è apparentemente motivo di cambiare. Credi che si andrà avanti di questo passo ancora per molto, o succederà qualcosa per cui finalmente inizieremo a vedere un po' più Cinema e un po' meno Circo?

Mi trovi reduce da AVATAR, dove il 3D amplifica la Meraviglia, non la scaglia in platea (ma abbiamo volato volentieri con A CHRISTMAS CAROL, nevvero?) (Uhm... Non proprio, NdA). Se gli effetti speciali, o specialissimi, non sono alternativi all’intelligenza (EMMERICH), ma l’espansione di qualche tramona inevitabilmente old style (vedi CAMERON e punto 3), beamoci del cinema che ritorna alla sua funziona primaria: macchina generatrice di sorprese, perlopiù ottiche. Il treno dei LUMIERE ci travolge sempre.

 

5. Ultima domanda. Nei mesi scorsi, su Ciak è andata in scena una disputa di cartapesta tra (presunti) «critici professionisti» e (presunti) «registi d'autore» made in Italy sul perché il nostro Cinema sia - soprattutto in termini di soggetti e sperimentazione - al suo minimo storico qualitativo. Più in là della "Cucina Interno Notte" e della "Terrazza Esterno Giorno" non si va, gli stessi attori interpretano sempre gli stessi ruoli, clichè televisivi e luoghi comuni da rotocalco imperversano anche nelle produzioni più sofisticate e le tecniche di regia sono sistematicamente figlie di Le Fate Ignoranti e L'Ultimo Bacio. Di che parere sei? Pensi che se ne uscirà o che si dovrà aspettare l'implosione totale (tanto sarà colpa della "Pirateria") per fare tabula rasa e ripartire da zero?

Di CIAK leggo con attenzione solo l’ultima pagina, quella affidata a STEFANO DISEGNI, il miglior critico italiano delle sceneggiature. Avevo sfogliacchiato il dibattito di cui mi chiedi, ma l’ho dimenticato. Sorry. Quanto alla ‘tabula rasa’ ti sento pessimista e sbagli. Mi verrebbe da chiederti quanti anni hai (35 ma Photoshop fa miracoli, NdA), ma ti sembrerei saccente. Il cinema italiano non è conciato così male: OZPETEK è un buon regista, TORNATORE è un ottimo regista se fa film di genere e non zeffirelliani, SORRENTINO è un fuoriclasse, GARRONE molto valido, ANGELINI da tenere d’occhio, e a me piace AMENTA. Vado avanti? Potrei. Ma abbiamo già evitato il ‘minimo storico qualitativo’. Quando ci fu lui c’ero anch’io, per quello oggi suppongo tu non ci fossi. Lo ricorderesti.

 

SCENA 3 // Piazzale Loreto (Milano) esterno giorno
Il film erroneamente ritenuto un "Disaster Movie" di Serie Z si rivela in realtà una contaminazione sci-fi dei "Teen Mestrual" (un paio di tredicenni, a metà sala, azzardano che il regista sia Federico Moccia). Il blogger cerca affannosamente per tutta la città una copia di City per leggere le nuove recensioni di Alessio Guzzano. Quando finalmente la trova, sepolta sotto un cumulo di polvere di catrame, apre la pagina del Cinema e la scorre con aria infantilmente appagata. Un sorriso gli solca la guancia e la camera gli gira intorno.

musica: Cinema Bizarre, Forever Or Never

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5 Comments

@Jack: ti rispondo con ordine...

1. Il fatto è che, al di fuori di Mereghetti e Nepoti (e Guzzano), c'è però tutto un plotone di "firme" - vere o presunte - che verga 3 Stelline a nastro su quotidiani, settimanali e mensili. Basta dare un'occhiata agli aggregatori di recensioni (per esempio http://trovacinema.repubblica.it/critica) per rendersi conto che, anche in caso di malcelato disgusto verso il titolo di cui si parla, il diniego non è (quasi) mai esplicito, ma è (quasi) sempre amorevolmente dinoccolato con sfumature di rosa varie ed eventuali per non perdere le simpatie acquisite presso distributori, uffici stampa e "addetti ai lavori".
Non penso affatto che le moltitudini di blogger sedicenni che impazzano su Internet siano da incensare - ANZI -: trovo, però, che una recensione debba essere argomentata, non indottrinata. Io, forse sbagliando, mi fido di più di un parere motivato espresso da un blogger sedicenne di quanto non mi fidi del parere di convenienza espresso da un "critico" che conosce a memoria Pietro Germi e Joseph Losey e poi plaude i "film d'autore" dellE Comencini solo perché sono «corali» e quelli dEi Muccino solo perché sono «generazionali»...

2. Perfettamente d'accordo: diamo tempo al tempo, anche se temo che ci sia bisogno di un cambio di prospettiva anche nei registi e nei produttori, non soltanto negli spettatori.
Avatar è un ottimo punto di partenza, non lo nego: d'ora in avanti servirà che oltre al 3D - nei film in 3D - ci sia anche tutto il resto.

3. Sono d'accordo anche in questo caso (magari dissento su alcuni nomi e ne includerei altri). E' che non trovo molto consolante enumerare quei 5 o 6 registi che fanno "qualcos'altro" quando tutti gli altri, invece, fanno solo film «corali» e/o «generazionali» in cui più in là dell'aMMMòre, della famigGHia e delle passioni ai tempi della guerra non si va.
Io sono convinto che autori e registi dotati di talento in Italia ce ne siano eccome. Mi manca di capire (o meglio: lo so) perché non venga mai data loro l'occasione di dimostrarlo.

@Alessio: ovviamente non entro nel merito dei gusti personali - a me il suo stile di scrittura piace a prescindere, anche quando non concordo con le sue opinioni -, ma quanto a contenuti trovo che offra sempre molti più spunti di interesse e di confronto di quanto non facciano i "soliti noti" delle prime file alle proiezioni per la stampa (e anche questa intervista ne è una prova evidente).

Su Avatar, ahimè, avevi ragione. Tant'è che, noterai, ho risparmiato la fatica.

alcune cose a caso:
1. io tutta questa critica inamidata dispensatrice di 3 stelle non la vedo, a meno che non si parli di robaccia tipo ciak e la detassis. "critici tradizionali" tipo mereghetti o nepoti mi sembrano assolutamente obiettivi, degni di stima nonchè capaci di prendere posizioni nette. se poi bisogna incensare per partito preso le moltitudini di blogger sedicenni sedicenti "critici" che sparano giudizi all'alto di una conoscenza che nel migliore dei casi si riduce a tarantino, umberto lenzi e donnie darko (ma poi non hanno mai sentito nominare pietro germi o joseph losey) allora viva i "critici tradizionali", che se nn altro sanno qualcosa di quello che scrivono.
2. il 3d ancora è all'inizio: per adesso è un orpello aggiuntivo buono per attirare le masse offrendo loro nulla più che un bell'effetto ottico. ma anche il colore all'inizio faceva schifo. le cose cambieranno nel giro di alcuni anni, se sfruttato bene il 3d potrà davvero aggiungere potenzialità nuove al cinema e innescare una rivoluzione paragonabile al sonoro e al colore. avatar di cameron è un bel punto di partenza.
3. ha ragione guzzano, di nomi interessanti nel cinema italiano ce ne sono. se poi uno deve stare sempre a guardare il bicchiere mezzo vuoto...

no, vabbè, mi sono scaldato per niente. ho visto che anche sul suo sito ha usato un'immagine (L'IMMAGINE) tratta da Film Rosso.
sull'intervista niente da dire, confermo la mia asincronia rispetto le sue opinioni (Avatar e Ozpetek su tutti) e un certa idiosincrasia per il suo stile.
solo una nota per dire che convido quanto afferma riguardo ai produttori: al giorno d'oggi non ci si può più aspettare il grande investimento nel film "culturale" per dare lustro alla casa di produzione, quindi penso sia normale che si cerchi sempre il colpo gobbo al botteghino.
avessi fatto in tempo ti avrei chiesto di chiedergli delucidazioni riguardo alla sua uscita dalla sala dopo un'ora di INLAND EMPIRE...ma non si può avere tutto dalla vita.
ti aspetto domani al varco per l'ultima fatica di Cameron (e probabilmente anche tua di fatica: ce ne vuole a reggere 2 ore e 40 minuti della solita solfa fritta e rifritta...ma in 3D, eh!)

ancora non ho letto, ma...COSA HA DETTO DI KIESLOWSKI?!?!

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