Magari sono l'unico a riconoscere una qualche (capziosa?) differenza tra «vedere» e «guardare» - la stessa che riconosco tra «sentire» e «ascoltare», per intenderci -, quindi il mio metro di giudizio non è altro che un trip per voler necessariamente vedere del marcio (o del buono?) dove non ce n'è.
Sicuramente, però, malgrado i planetari entusiasmi, anche economici, raccolti da Avatar dal giorno della sua uscita, non sono l'unico ad avere avuto la percezione che sotto la - oggettiva, ci mancherebbe - sontuosità dell'apparato estetico e tecnologico del film ci siano una storiella fritta e rifritta, una sceneggiatura poco più che bimbominkia e una recitazione che nemmeno nei direct-to-video (con Sigourney Weaver, in particolare, che supera se stessa e, tra lei e il suo avatar, colleziona un totale di UNA espressione su 2 ore e 40 di pellicola)...
A James Cameron va riconosciuto l'indubbio merito di avere creato un mondo al quale è praticamente impossibile riuscire a rimanere estranei e/o indifferenti, tale è il livello di studio e definizione di ogni singolo dettaglio scenico e tale è il livello di buzz che ha saputo stimolare tra il pubblico da quando hanno iniziato a trapelare i primi rumors.
Ma come ci insegnò qualcuno già negli Anni Ottanta, quando il Performance Capture era ancora bell'e lontano da venire, Sotto Il Vestito Niente (o quasi).
PS: stavolta niente recensione completa, dal momento che tutto quello che si può pensare e scrivere su Avatar è già stato più che abbondantemente pensato e scritto. Ci terrei di più, in verità, a smontare pezzo per pezzo Io, Loro E Lara, se non fosse che quando un prodotto è così abissalmente mediocre non vale proprio la pena perderci altro tempo rispetto a quello già (profumatamente) speso al cinema. A meno di clamorosi colpi di scena se ne riparla il prossimo weekend con Tra Le Nuvole...
Ci scusiamo per il disagio.


Lascia stare il cinema...datti alla pesca d'altura...