Vale di più i soldi del biglietto A Single Man o Tra Le Nuvole?

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locandina del film a single man di tom ford con colin firth

Per gli amanti del brivido non ci sono solamente gli sport estremi e il modello unico a mettere a dura prova la regolarità delle frequenze cardiache: c'è anche (attività forse meno mainstream ma non certo meno pericolosa) la doppietta al cinema il sabato sera. Perché, rispetto alla proiezione singola one shot, il rischio di incappare in una ciofeca raddoppia e con esso, complice il progressivo rilassamento dovuto alla permanenza prolungata in sala, raddoppia anche il rischio di sprofondare in un - seppur involontario - colossale abbiocco.

Ma per quanto avessi questo teorema ben chiaro in mente, oltre a una serie di precedenti statistici per nulla favorevoli, ieri sera ho ugualmente trovato il coraggio di riprovare, dopo lungo tempo, l'ebbrezza dell'uno-due davanti al grande schermo. Dove l'uno era A Single Man di Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore, e il due, come preannunciatoTra Le Nuvole di Jason Reitman con George Clooney e Vera Farmiga...

locandina del film tra le nuvole di jason reitman con george clooney

La sorte - o il caso, o il destino - ha voluto che lo spauracchio del colossale abbiocco rimanesse fortunatamente tale, e che da questo sciroppone di 95 + 109 = 204 minuti di celluloide io sia uscito non solo sveglio, ma addirittura temprato («Quello che non uccide fortifica», disse una volta un saggio).
Dunque, stavolta tento un esperimento: concentrare le due recensioni singole di prammatica in un'unica, inedita recensione comparata, per capire se si tratta realmente di due film agli antipodi tra loro come sembrerebbe sulla carta e, soprattutto, se la combo è valsa infine i soldi del biglietto.

SOGGETTO
A Single Man **: un professore omosessuale rimpiange il fidanzato defunto e compiange se stesso e la sua solitudine, confortato occasionalmente da una amica instabile e da improvvise fiammate di eros. Tratto dall'omonimo romanzo di Cristopher Isherwood, è più un pretesto per indagare le profondità dei turbamenti (post) affettivi che per innescare una qualche concatenazione di eventi.
Tra Le Nuvole ***: un tagliatore di teste abituato a trascorrere la maggior parte della sua vita in viaggio incappa in due inusuali imprevisti in gonnella: una collega fintamente arrembante e una fatalona fintamente single. Ingredienti (fintamente) tradizionali combinati in una ricetta (fintamente) originale.

PLOT
A Single Man *: nessuna evoluzione, né nell'intreccio né nella caratterizzazione dei personaggi. Benché rispondente a una precisa intenzione di base (vd. Soggetto), un'ora e mezzo di fermo immagine non è semplice da metabolizzare.
Tra Le Nuvole ***: per quanto legata ai soliti archetipi della commedia rosa americana (lo scapolo pentito, la mangiauomini che non-è-come-sembra, la famiglia derelitta del self made man, il conflitto sentimental-generazionale ecc.), la storia ha un suo sviluppo lineare ma non così banale. Finale a parte, dove il voler far succedere tutto e il contrario di tutto genera più mostri del sonno della ragione.

SCENEGGIATURA
A Single Man ****: sebbene sia un film giocato più sui silenzi che sulle parole, la scrittura è solida e non priva di una certa ironia anche nella più cupa tragedia.
Tra Le Nuvole **: alcune situazioni sono azzeccate ma, nel complesso, tutta la carne al fuoco produce più fumo che arrosto. La regola-base è rovesciare le apparenze da una sequenza all'altra: così la spregiudicata arrampicatrice sociale si trasforma in una bimbominkia imbranata e frignona nel giro di una scena, così il promesso sposo (della sorella di George) prima ci ripensa e poi ci ri-ripensa nel giro di un paio di battute, così la sensuale ammaliatrice si scopre - spoiler - mater familias nel giro di un colpo di bacchetta magica.

INTERPRETAZIONE
A Single Man ****: meriterebbe 5 stelline, se non fosse che Julianne Moore è la caricatura di se stessa e, vicino a Colin Firth, fa lo stesso effetto di un'ape nelle mutande. Lui, in compenso, è oggettivamente strepitoso: riuscire a cambiare completamente registro emozionale (sia nel suo personaggio che nello spettatore) muovendo anche soltanto un sopracciglio è davvero una inconfutabile prova di talento.
Tra Le Nuvole **: George Clooney è imbalsamato per tutto il film nel suo abituale "sorrisino Nespresso" (salvo un paio di broncetti evidentemente provocati dal non poter snocciolare anche in quella circostanza il suo abituale "sorrisino Nespresso"), Vera Farmiga è inespressiva come d'abitudine - Hollywood ha trovato la sua "nuova Monica Bellucci"? - e Anna Kendrick è buona al massimo per una sfida ad Amici. Fortuna che ci sono le comparse.

REGIA
A Single Man ***: troppo - troppo - di maniera. La ridondanza estetica, tipica di chi vuole dimostrare che merita il patentino di regista anche se fino al giorno prima faceva tutt'altro, crea un senso di sazietà che si trasforma ben presto in indigestione. Alla 475esima sequenza strappamutanda in slo-mo con sottofondo di archi è piuttosto difficile non essere colti dallo stesso spirito suicida che anima il professor Falconer sullo schermo.
Tra Le Nuvole **: si trattasse di uno di quei classici telefilm dell'ora di cena - con spruzzate di sit-com e venature drama a solleticare reazioni posticce - sarebbe perfettamente coerente. Ma non lo è, e il trucco si vede: una serie di cartoline aeree con il nome della città in sovraimpressione non bastano per esplicitare il salto di scala.

...IN CONCLUSIONE...
A Single Man è un film tenuto interamente a galla da Colin Firth, nonostante i tentativi di farlo inabissare inferti a più riprese da Julianne Moore (a suon di faccette e mossette) e da Tom Ford (a suon di moviole e violini). Vale il prezzo del biglietto - una volta e forse mai più - il mercoledì a 5 euro, ma soltanto perché a noleggio costerebbe esattamente la stessa cifra ma la recitazione di Firth ne risentirebbe.
Tra Le Nuvole, invece, è un film... è un film con George Clooney. E se George Clooney valga i soldi del biglietto, beh: sta a voi deciderlo. 

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3 Comments

anche secondo me sarebbe utile che i vari siti e giornali che fanno recensioni di film, invece delle stelline, giudicassero in termini di prezzo del biglietto.
Soul Kitchen - prezzo: 7,50€ biglietto pieno va bene
L'uomo che fissava le capre - prezzo 5,00 € il mercoledì
Baciamo ancora - prezzo 0,00€ in rassegna estiva al mare
Cado dalle nubi - 3000€, abbonamento a 10 sedute psichiatriche per aver speso dei soldi per vedere tale film

Consiglio la visione de "Il nastro bianco"

Su Clooney ammetto che ho un'idiosincrasia a prescindere (da non confondere con pregiudizio, comunque): IMHO, la sua "recitazione" è sempre e incorreggibilmente autocompiacente e autocompiaciuta. Nei suoi film, lui non è mai il personaggio che interpreta: lui è George Clooney che interpreta un personaggio. Non c'è battuta, o sguardo, o movimento, in cui faccia lo sforzo di reprimere - o quantomeno nascondere - quell'irritante modo di fare da "Sornione più sexy della Galassia" che lo ha reso (ahimé) così celebre *fuori* dal set.
Non c'è bisogno di fare quello che pensa "Dio mio, quanto sono figo!" o "Nespresso, what else?" ogni volta che sbatte una palpebra - che poi è l'unico dettaglio facciale che riesca a fargli cambiare espressione -, non fosse altro che per non trasformare quello che in origine dovrebbe essere Cinema in una slideshow di copertine di People.
E il vero problema è che come regista è perfino peggiore che come attore (Good Night & Good Luck è addirittura più artificioso e manierista di A Single Man)...

Poi, s'intende: sono mie opinioni personali. Ma certo che se devo prendere Colin Firth come modello di un qualche talento interpretativo, George Clooney sta a lui come le pantegane dei Navigli stanno agli scoiattoli di Londra.

premesso che non ho visto i due film, né sarei mai andato a vederli al cinema, faccio qualche osservazione:
ti devo bacchettare su Clooney, a me piace tantissimo, sopratutto con i Coen, ha un carisma che al giorno d'oggi non si trova più e una dinamica espressiva da screwball comedy che non è da poco.
Colin Firth è sempre stato un signor attore, peccato che sia giunto alla fama, e ai ruoli giusti, così tardi.
Reitman non riesco a farmelo piacere: Thank You for Smoking soffriva di sindrome da Iene (il programma tv) che impone stacchi di montaggi veloci e frequenti, scrittine, graficini...mi sta abbastanza sul cazzo, si capisce? e poi sempre ste sceneggiature finto cinico-simpatiche che fanno la felicità di chi vuole essere un po' stronzo per 90 minuti, ma con la coscienza a posto alla fine. Juno poi è l'apice dell'irritazione con una protagonista da sgozzare sull'altare indie-pop alternative (color pastello, of course), nonostante uno svolgimento abbastanza originale. Anche se sembra che la ragazzina viva nel mondo delle fate, dato che tutti le vogliono bene, nulla le va male, e ha sempre una battutina cazzuta sulla punta della lingua!
Settimana prossima, con il mio ritorno, organizziamo una gita cinematografica a Livorno con la Bianchin?

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