E' perfettamente legittimo e condivisibile - e, a scanso di equivoci, mi unisco festosamente al coro - amplificare l'esaltazione per la vittoria di Giuliano Razzoli nello slalom speciale delle Olimpiadi di Vancouver, e tanto più perché ha risollevato in Zona Cesarini un'edizione dei Giochi poco meno che tragica per i colori italiani (appena 1 argento e 3 bronzi prima di ieri sera, a una sola giornata dal termine), con tutte le osannate "teste di serie" della vigilia colate a picco senza attenuanti una dopo l'altra.
Ma da qui a etichettarlo di slancio come «il nuovo Tomba» - 5 medaglie olimpiche, 4 medaglie mondiali, 1 Coppa del Mondo generale, 8 Coppe del Mondo di specialità e 88 podi complessivi - mi sembra che, numeri alla mano, un po' ce ne passi. In fondo, Razzoli ha già 25 anni e ha conquistato il suo primo podio in Coppa del Mondo lo scorso anno a Zagabria: entusiasmo e talento sono sicuramente dalla sua parte, ma tempo e mistificazioni dei media (citofonare Carolina Kostner), purtroppo, non altrettanto.
Per dire: sarebbe già confortante se non diventasse «la nuova Daniela Ceccarelli»...

















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