A scanso di equivoci: lungi da me l'intenzione di urtare di proposito la sensibilità di quanti (senz'altro) accolgono con entusiasmo simili iniziative e, in particolare, di quanti (forse) ne beneficiano, ma sinceramente rimango sempre piuttosto perplesso di fronte ai superminestroni di celebrità mescolate e riscaldate a scopo benefico. Per due semplici motivi: 1. che se lo scopo di questi superminestroni fosse disinteressatamente benefico, sarebbe sufficiente che chiunque vi aderisce rinunciasse anche soltanto a una settimana dei vizi-e-stravizi da superstar che si concede abitualmente e metterebbe da parte una somma ben più cospicua di quella che si può raccogliere sommando le briciole dei diritti derivanti dalla vendita di un singolo o dei biglietti di un concerto; 2. che se l'immagine dei personaggi coinvolti servisse esclusivamente da traino alla causa sostenuta, sarebbe coerente che tra di loro non trovassero posto anche plotoni di derelitti in picchiata di popolarità che non trainerebbero neppure la settantesima edizione de L'Isola Dei Famosi.
Filantropia - reale o presunta - a parte, insomma, la sensazione è sempre quella che si tratti anche (e, in certi casi, soprattutto) di maxi-operazioni di (ri)lancio collettivo che sfruttano le circostanze per prendere, un po' cinicamente, i proverbiali «due piccioni con una fava».
Difficile pensarla diversamente, per esempio, sul progetto We Are The World 25 For Haiti, che di piccioni con una fava riesce a prenderne addirittura 4: sostenere le vittime di Haiti, (ri)portare alla ribalta internazionale "artisti" perlopiù ignoti al di fuori degli Stati Uniti, continuare a campare di luce riflessa sulla memoria di Michael Jackson e celebrare il 25esimo anniversario di una canzone che (quella sì) ha fatto la storia della musica benefica...
Gli indizi?
Innanzitutto il cast, composto in massima parte da Matricole e Meteore yankee e neppure lontanamente paragonabile a quello che nel 1985 popolava gli Usa For Africa (d'altronde le vittime di Haiti mica possono aspettare che le divaz più "impegnate", in tutti i sensi, trovino un buco nell'agenda così su due piedi).
In secondo luogo l'arrangiamento: nemmeno il buon gusto di imbracciare gli strumenti per confezionare un prodotto con un minimo sindacale di qualità sonora. Macché: base midi a 16 toni della versione originale e via andare (d'altronde le vittime di Haiti mica possono aspettare che ci si metta a lavorare di fino quando esiste Music Maker).
In terzo luogo il video: passi il fatto che sembrano tutti impiegati in gita aziendale ancora in pigiama e vestaglia (d'altronde le vittime di Haiti mica possono aspettare che Celine Dion perda tempo al trucco-e-parrucco o Barbra Streisand al guardaroba...), ma la intro di Jamie Foxx filmata in chroma key, con uno sfondo posticcio e sgranato che avrebbe sfigurato anche nei B-movies degli Anni '50, grida davvero vendetta (d'altronde le vittime di Haiti mica possono aspettare che Jamie Foxx transiti davvero per uno studio di registrazione).
In quarto luogo il vocoder: chi sperava di essersene liberato qualcosa come 8 anni fa dovrà rassegnarsi al suo prepotente ritorno (d'altronde le vittime di Haiti mica possono aspettare che gente che non ha un grammo di piume vocali diventi un usignolo...).
E infine, last but not least, la questione dei diritti. Ecco come funziona acquistando il brano e/o il videoclip su iTunes:
Ovvero: la quota realmente devoluta in beneficenza è di «almeno 1,06 €» su 1,29 per il brano; di «almeno 2,04 €» su 2,49 per il video e di «almeno 2,46 €» su 2,99 per il bundle. Che fine facciano i restanti (rispettivamente) 23, 45 e 55 centesimi a copia non è dato saperlo, visto che le somme suddette includono già «almeno il 100% di ricavato spettante a iTunes».
Ma meglio non farsi domande e passare subito alla cassa: d'altronde, le vittime di Haiti mica possono aspettare. E le Matricole e Meteore di We Are The World 25 men che meno.
Credits: thanx to @Junpyy per la collaborazione


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