Per chi - malauguratamente - non dispone di canali privilegiati per entrare nel (sempre più fantomatico) "Mondo del Lavoro", l'arcano rito del colloquio possiede ancora una sua primordiale e connaturata sacralità.
In primo luogo, perché già arrivarci è un miracolo*. In secondo luogo, perché - ingenuamente - si tende a prefigurarselo come un trampolino di lancio verso l'Olimpo dei Sogni, al punto da viverne l'attesa con lo stesso spirito di una Notte Prima Degli Esami, divorando guide motivazionali e manuali di bon-ton per non lasciare al caso nulla di intentato.
Tuttavia, se la nutrita (e folkloristica) letteratura di genere ci ha ormai insegnato fin troppo bene come rispondere alle domande dei selezionatori - «Non distogliere lo sguardo dal tuo interlocutore», «Non ostentare spavalderia», «Non ostentare insicurezza», «Non gesticolare», «Non tenere le mani in tasca», «Non parlare a monosillabi», «Non ingoiare una radio accesa» e altri 100 di questi «Non» e contrari di «Non» -, quello che nessuno ha mai pensato di insegnarci è quali sono esattamente le domande dei selezionatori, così che ci si potesse fare un'idea precisa di cosa aspettarsi...





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