Nell'ordine:
EASTBOURNE
- Cirstea 75 63
WIMBLEDON
- Dushevina 67 75 61
ISTANBUL
+ Keothavong 62 62
- Baltacha 64 62
CINCINNATI
- Vesnina 64 64
Il bilancio, aggiornato a pochi minuti fa, è dunque di 1 vittoria e 4 sconfitte...
A Eastbourne si disse che doveva ancora riprendersi dai festeggiamenti del trionfo di Parigi, a Wimbledon si disse che non aveva avuto tempo a sufficienza per allenarsi sull'erba, ma adesso alibi e scusanti iniziano a traballare e i presupposti per far suonare un campanello d'allarme sembrano esserci tutti, considerando anche il pedigree di nessuno spessore delle avversarie che l'hanno battuta e la irrisoria facilità con cui sono maturate le sconfitte.
All'indomani del trionfo al Roland Garros si è - in parte legittimamente, in parte con l'abituale, esasperato trionfalismo campanilista che in Italia è ormai marchio di fabbrica (mi ci metto anche io) - parlato di «campionessa», di «mito», di «leggenda» e di altri iperbolici appellativi. Non che fossero gratuiti o immeritati, ci mancherebbe, ma per metabolizzare la vittoria in un torneo dello Slam tutti i «campioni» impiegano generalmente molto meno di 3 mesi. Quelli che hanno impiegato di più - e in molti casi non ce l'hanno proprio mai fatta - hanno finito per essere considerati «fenomeni one shot» o, peggio ancora, «bluff».
Ecco: auguriamoci che non sia questo anche il caso di Francesca Schiavone.


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