Esiste un modo per non farsi sfruttare se si appartiene alla "Repubblica degli Stagisti"?

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la repubblica degli stagisti di eleonora voltolina edizioni laterza

Ci sono progetti nati e cresciuti sul Web di cui i sedicenti «Internet Guru» non fanno - stranamente - mai parola, non essendo (purtroppo o per fortuna) focalizzati esclusivamente su self-marketing e social-idiocracy e affrontando (purtroppo o per fortuna) tematiche di una qualche importanza sociale che non siano semplicemente il citarsi addosso H24.

Uno di questi è La Repubblica Degli Stagisti, creata da Eleonora Voltolina nel 2007 sotto forma di blog (qui il suo primo post, che proprio oggi compie esattamente tre anni) ed evoluta al punto tale da diventare non solo «un giornale online nato per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisti», come si definisce, ma un vero e proprio punto di riferimento in seno al dibattito sociale e culturale sul mondo del Lavoro nel nostro Paese...

Da qualche settimana, La Repubblica Degli Stagisti è anche un libro - sottotitolo: Come Non Farsi Sfruttare - edito da Laterza (214 pp., 12 €), che rappresenta l'ideale compendio di tutte le attività promosse dal Blog e dal sito attraverso la Rete e, più ancora, un vademecum completo di suggerimenti, idee e informazioni pratiche per rendere più virtuoso, stimolante e consapevole il proprio percorso di crescita professionale all'interno di un'azienda. Non uno sfogatoio fine a se stesso infarcito di casi umani e fenomeni da circo come piace tanto ai media, dunque, né un pistolotto statistico populista infarcito di numeri di matricola e percentuali come piace tanto alla bocciofila del «Largo ai gggiòvani!», ma uno strumento di confronto e di conforto votato alla condivisione e alla propositività:

Immagine di anteprima per quote.pngSe le cose vanno bene, e si è sereni e soddisfatti della propria condizione, non si sente più di tanto il bisogno di comunicare all'esterno quanto si è fortunati. Se invece le cose vanno male, lo stress e l'insoddisfazione portano a voler condividere con altri le proprie sventure.

Un approccio, quello di Eleonora Voltolina, del tutto simile a quello promosso da Generazione Mille Euro: in un momento in cui è diventato legittimamente impossibile riuscire a coltivare ambizioni di evoluzione lavorativa e stabilità economica e individuale, la soluzione va ricercata in ciò che costituisce non la promessa demagogica di un mondo migliore, bensì la testimonianza concreta di un'esperienza diversa.
Perché, in fondo, quello dello stage non è soltanto un buco nero in cui giovani (e - sempre di più - meno giovani) vengono risucchiati nel tentativo di costruirsi un bagaglio di esperienza rivendibile poi per profili più alti: tutto sta nel capire come muoversi e dove orientare le proprie ricerche, e nel sapere riconoscere le aziende formative da quelle sfruttative:

Immagine di anteprima per quote.pngLa Repubblica degli Stagisti le ha chiamate in causa costruendo intorno a loro il progetto del "Bollino OK Stage", un riconoscimento accordato alle aziende che si impegnano a utilizzare questo strumento secondo i criteri "virtuosi" della Carta dei diritti dello stagista. L'idea è quella di rendere queste imprese visibili, farle emergere dal mare magnum, far sapere ai giovani che esistono e che possono fidarsi a mandare il loro cv. Coinvolgerle insomma in una campagna di sensibilizzazione permanente facendole diventare, giorno dopo giorno, testimonial dell'altra faccia dello stage, quella sorridente è serena.

L'acquisizione di valori positivi, sia per gli stagisti che per tutti coloro che operano "dall'altra parte della barricata" (imprenditori, istituzioni, educatori ecc.), è quindi la prima - se non l'unica - soluzione attuabile per tamponare l'emorragia di talento e di talenti che, abilmente supportata dall'alibi della Crisi, l'Italia sta consumando con diabolica e onanistica pervicacia, schiacciata da una classe dirigente ammuffita e schiava del nepotismo e dell'incompetenza.
In caso contrario, ci dicessero una volta per tutte che non resta altro che giocarsela al Grande Fratello e a X-Factor, e spenderemmo meno tempo (e meno soldi) sui libri specializzandoci, come richiede il mercato, in lucidalabbra e protesi al silicone. Che non solo è più economico, ma è soprattutto - tragicamente - più remunerativo.

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