Ultimi post nella categoria Bella Età

rivolte degli indignati a roma

Se sono pacifici, non se li fila nessuno.
Se sono violenti, «Visto? Avevamo ragione a non filarceli».

Pare abbastanza evidente, insomma, che in Italia non esistono modelli utili per rivendicare (e, dunque, per ottenere) dei diritti.

 

Image credits: Il Fatto Quotidiano

barbara gambini sostiene la campagna "giovani non + disposti a tutto"

Se c'è un'argomentazione che mi fa istantaneamente - ma anche dopo aver contato fino a 100 - partire l'embolo quando si affrontano discorsi inerenti i gggiòvani e il mondo del Lavoro in Italia, quella è la fregnaccia (ormai rivomitata fino allo sfinimento) del «Se avete una Laurea e due Master e non trovate nessun posto in linea con le vostre competenze, dov'è il problema? Adattatevi a fare qualcos'altro.»
Che, per carità, ragionando semplicemente in termini di logica non sarebbe neppure così parossistica, se non fosse che:

- mentre da questa parte della TV i gggiòvani devono sempre «adattarsi a fare qualcos'altro» rispetto al proprio talento e alla propria preparazione, dall'altra parte della TV il modello "culturale" dominante è diventato quello della shampista con la terza media che viene fatta sentire «un'artista» e che nel giro di tre mesi si ritrova al numero uno di iTunes con un contratto da 250mila euro (e questo, invece, ragionando semplicemente in termini di logica è piuttosto parossistico)

- le buonanime che sostengono la tesi dell'«adattatevi a fare qualcos'altro» sono poi casualmente le stesse che non si adattano mai a fare qualcos'altro nemmeno quando vengono pubblicamente sbugiardate e prese a calci (anche elettorali) a causa dei propri manifesti fallimenti politici e/o professionali

Con ogni probabilità, potrebbero avere scritto questa:

san precario

Caro Gesù Bambino,

ciò che vorremmo quest’anno per Natale noi giovani lavoratori precari è di avere più tutele e più garanzie sul lavoro. E quindi poter metter su famiglia, magari dei figli, comprare una casa o quanto meno affittarla e poi, con calma, diventare vecchi. Ma forse nemmeno tu questo ce lo puoi regalare subito.
Allora abbiamo pensato di chiederti per quest’anno una cosa che richiede più tempo: una pensione.
Negli ultimi tempi i giornali hanno raccontato di come chi ha contratti di lavoro a progetto e discontinuo avrà accumulato alla fine della sua carriera lavorativa contributi talmente bassi da prendere un terzo dell’ultimo già basso stipendio. Al presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua tempo fa è scappata una battuta, che poi ha dovuto smentire: “Se si conoscessero le stime sulle pensioni dei giovani precari ci sarebbe una rivolta sociale”. E la stessa Banca d’Italia ha detto che la metà degli italiani si prepara ad andare in pensione con meno del 60% dell’ultimo stipendio; a parità di requisiti tra lavoratori, noi percepiremo tra 30 anni il 52% degli ultimi stipendi mentre chi va in pensione ora prende il 70%. È giusto? No.
Allora, Gesù Bambino, ci è venuta in mente l’idea di uno scambio che può essere utile a noi e a tutta la collettività: ma abbiamo bisogno di te per convincere i ministri Tremonti e Sacconi a realizzarla...

 

copertina di berlino sono io di alessandro rimassa

Sono passati esattamente cinque anni - era il 13 dicembre 2005 - da quando Generazione Mille Euro ha fatto per la prima volta la sua comparsa in Rete sotto forma di file pdf - adesso lo chiamerebbero, in modo molto più sexy, «eBook» - scaricabile gratuitamente dall'omonimo sito web. L'obiettivo: dare voce a oltre 3 milioni di giovani (precari, ma non solo) che, forti di esperienze accademiche e formative di rilievo, erano costretti a galleggiare tra speranze e rimpianti senza riuscire mai ad avvicinare la soglia della stabilità economica, professionale e/o affettiva.

Oggi, con due edizioni italiane, otto edizioni straniere (di cui due tedesche e l'ultima, quella francese, in uscita nel 2011), un film e una rassegna stampa che attraversa ogni angolo del globo, non sembra eccessivo ritenere Generazione Mille Euro l'unico esempio di User Generated Content made in Italy capace di varcare i ristretti - anche mentalmenteconfini condominiali del nostrano Web 2.0 fino a diventare un vero e proprio neologismo (ri)conosciuto a livello internazionale...

HRS logo

Erano Milleuristi e sono diventati Milleuristi? Magari!, erano Precari e sono diventati Sottoccupati, erano Bamboccioni e sono rimasti Bamboccioni.
Già. Perché se fino a qualche anno fa ci si lamentava che dei problemi dei gggiòvani in Italia non si fosse mai parlato, oggi ci si lamenta perché se n'è parlato fin troppo, ma se n'è soltanto parlato.

La Politica - ça va sans dire - si è limitata semplicemente a cavalcare l'onda mediatica, strumentalizzandola ora in modo (sterilmente) populista ora in modo (altrettanto sterilmente) nichilista. Le Istituzioni - si è presto scoperto - si sono preoccupate unicamente di fare buon viso a cattivo gioco, millantando interesse e sensibilità alla causa laddove, al contrario, veniva foraggiata con spavalda arroganza ogni forma di collaborazione atipica. E i canali di Comunicazione - come da canovaccio - hanno ritenuto notiziabili unicamente i modelli negativi, spettacolarizzando fino all'estremo i "casi umani" e sottacendo in toto gli esempi positivi di chi, rimboccandosi le maniche, era riuscito a emancipare la propria condizione...

la repubblica degli stagisti di eleonora voltolina edizioni laterza

Ci sono progetti nati e cresciuti sul Web di cui i sedicenti «Internet Guru» non fanno - stranamente - mai parola, non essendo (purtroppo o per fortuna) focalizzati esclusivamente su self-marketing e social-idiocracy e affrontando (purtroppo o per fortuna) tematiche di una qualche importanza sociale che non siano semplicemente il citarsi addosso H24.

Uno di questi è La Repubblica Degli Stagisti, creata da Eleonora Voltolina nel 2007 sotto forma di blog (qui il suo primo post, che proprio oggi compie esattamente tre anni) ed evoluta al punto tale da diventare non solo «un giornale online nato per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisti», come si definisce, ma un vero e proprio punto di riferimento in seno al dibattito sociale e culturale sul mondo del Lavoro nel nostro Paese...

sei stato candidato ebook sui colloqui di lavoro di infojobs

Per chi - malauguratamente - non dispone di canali privilegiati per entrare nel (sempre più fantomatico) "Mondo del Lavoro", l'arcano rito del colloquio possiede ancora una sua primordiale e connaturata sacralità.
In primo luogo, perché già arrivarci è un miracolo*. In secondo luogo, perché - ingenuamente - si tende a prefigurarselo come un trampolino di lancio verso l'Olimpo dei Sogni, al punto da viverne l'attesa con lo stesso spirito di una Notte Prima Degli Esami, divorando guide motivazionali e manuali di bon-ton per non lasciare al caso nulla di intentato.

Tuttavia, se la nutrita (e folkloristica) letteratura di genere ci ha ormai insegnato fin troppo bene come rispondere alle domande dei selezionatori - «Non distogliere lo sguardo dal tuo interlocutore», «Non ostentare spavalderia», «Non ostentare insicurezza», «Non gesticolare», «Non tenere le mani in tasca», «Non parlare a monosillabi», «Non ingoiare una radio accesa» e altri 100 di questi «Non» e contrari di «Non» -, quello che nessuno ha mai pensato di insegnarci è quali sono esattamente le domande dei selezionatori, così che ci si potesse fare un'idea precisa di cosa aspettarsi...

elezioni regionali lombardia 2010 - spazio agli under 35

«Ricambio generazionale».
Se ne parla tanto, ma in realtà la vecchia guardia resta saldamente inchiodata alla poltrona e i giovani, per quanto capaci, faticano a emergere e ad accedere alle stanze dei bottoni.
Tra pochi giorni gli italiani saranno chiamati alle urne per le Regionali. Proprio in vista di queste elezioni parte il progetto Lombardia 2010 – Spazio agli Under 35, un'idea che ho sviluppato insieme con Eleonora Voltolina, direttore del sito Repubblica degli Stagisti; Alessandro Rimassa, autore con me di Generazione Mille Euro e Jobbing; e Alessandro Rosina, docente di Demografia e autore del libro Non È Un Paese Per Giovani.

Obiettivo: videointervistare i candidati nati dopo il 1975, per sostenere e dare visibilità a chi può farsi interprete, non solo anagraficamente ma anche nelle intenzioni, delle esigenze di un «rinnovo generazionale»...
web.jpg

Nonostante le statistiche certifichino ormai da sempre che il nostro è uno dei Paesi più connettivamente arretrati tra quelli - cosiddettiavanzati, è però innegabile che il fermento creativo che si agita nel sottobosco del Web made in Italy lasci intravedere qualche spiraglio di ottimismo in più rispetto a quelli suggeriti dalle periodiche indagini di consumo.

E non soltanto in fatto di blog e annesse fiammate stagionali, ma anche (e soprattutto) in fatto di comunicazione, mobilitazione e aggregazione, categoria nella quale rientrano a pieno titolo tutte quelle "attività 2.0" che, animate dall'intraprendenza e dallo spirito di iniziativa privata, mirano a svolgere un ruolo di connessione sociale laddove le Istituzioni abitualmente nicchiano o, peggio ancora, sono assenti del tutto...

copertina del nuovo libro di angela padrone la sfida degli outsider

C'è un motivo ideologico - oltre a quello strettamente sportivo - per il quale amo il Tennis: è uno sport limpidamente meritocratico.
Almeno fintanto che qualche ex numero 1 del mondo non confessa di avere giocato sotto dipendenza da metanfetamina, non importa chi sei, chi sono i tuoi parenti, da dove vieni o quanti anni hai: se hai le carte in regola per eccellere, il sistema ti permette di farlo. Non c'è un allenatore che ti lascia ingiustamente (forse) in panchina, non c'è una giuria che ti assegna ingiustamente (forse) penalità e voti stiracchiati, non ci sono il costumino e la sciolina che avvantaggiano ingiustamente (forse) gli avversari e, soprattutto, non c'è nessun privilegio ereditario che stabilisce che tu sia ingiustamente (senza forse) un "Numero Uno" anziché un "Uno di numero".

In sostanza: se anche sei un outsider, puoi arrivare al Top solo in virtù del tuo valore. Non importa quanta esperienza hai, non importa se tuo padre è un operaio, non importa se sei negato a fare PR o se non hai una «bella presenza».
Purtroppo, invece, il sistema italiano funziona in modo diametralmente (tragicamente) opposto rispetto al Tennis...

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