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johnny depp nel poster di alice in wonderland di tim burton

Già non mi era sembrato particolarmente invitante il primo teaser trailer all'alba dello scorso luglio, quando la maggior parte degli internauti all over the world inneggiava già all'ennesimo miracolo visivo e visionario dell'accoppiata Tim Burton + Johnny Depp.

Ora che è finalmente arrivato nelle sale, invece, si direbbe proprio che Alice In Wonderland abbia largamente tradito tutte le ottimistiche aspettative generosamente montate come un sufflè, scontentando pubblico e critica in un colpo solo e nel breve volgere di un'ora e quaranta.
Beh, magra consolazione: almeno non dura due ore e dieci come Baciami Ancora...

poster di a nightmare on elm street di samuel bayer

Cosa dicevamo a proposito del fatto che il 2009 fosse stato "L'Anno delle Morte delle Idee"?
Neanche a farlo apposta, il presentimento che il 2010 potesse essere perfino peggio, in termini di decerebrale mancanza di creatività, si è rivelato puntualmente azzeccato e senza neppure aver dovuto aspettare troppo: siamo solo al 2 marzo, e sono già uscite una settantina di cover musicali e 5 sequel più un remake cinematografici.

E come se la situazione non fosse già sufficientemente mortificante di per sè, sta diventando sempre più parossistica la pantomima della scelta delle reliquie da disseppellire, che - ormai priva di ogni raziocinio (e, soprattutto, di ogni senso della vergogna) - va a ravanare sempre più spesso laddove sarebbe sconsigliato anche semplicemente pensare che ci sia un qualche fondo del barile ancora da grattare...

locandina poster di paranormal activity

Ovvero: ci si può forse aspettare che sia davvero «agghiacciante» e «demoniaco» un film il cui pubblico in sala ha un'età media di 13 anni?
Forse era questo l'«incubo ad occhi aperti» di cui parla il trailer: passare un'ora e mezza in compagnia di 200 bimbominkia brufolosi che, invece di restare a casa con la girlfriend a imparare la tabellina del 3 - o a emulare i "fenomeni" (quelli sì, «paranormali») di Io Canto -, decidono di andare al cinema a vedere Paranormal Activity e per tutto il tempo sbaccarano senza ritegno come se fossero al circo.

Non che il prodotto meriti un trattamento migliore o anche soltanto diverso, intendiamoci. Nonostante un 83% di rating su Rotten Tomatoes, un 6.8/10 su Internet Movie DataBase e, soprattutto, nonostante i suoi oltre 100 milioni di dollari incassati a fronte degli appena 15mila spesi, l'opera prima di Oren Peli (già in odore di "nuovo Re Mida di Hollywood") è un colossale bluff senza idee, senza spessore e, peggio ancora, senza un solo secondo di tensione...

locandina di baciami ancora di gabriele muccino con stefano accorsi e vittoria puccini

Per quel poco che è dato sapere al momento, la concorrenza sembra già piuttosto agguerrita, a cominciare da Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek (12 marzo) e Cosa Voglio Di Più di Silvio Soldini (30 aprile).
Ciò nonostante, con un sorpasso all'ultima curva su Io, Loro E Lara, il nuovo, attesissimo (?L'Ultimo Bacio 10 Anni Dopo - aka Baciami Ancora - di Gabriele Muccino si è provvisoriamente insediato alla posizione Numero 1 delle superciofeche-da-shock-anafilattico dell'anno e ha tutta l'aria di poterci restare molto (MOLTO) a lungo.

Certo: stupidi noi che, essendo stati ampiamente messi in guardia da tutte le recensioni con un minimo sindacabile di affidabilità, abbiamo voluto ugualmente concedergli la chance di essere la classica leccornia per papille gustative deviate da assuefazione alla spazzatura. Invece no, nemmeno quello: Baciami Ancora è soltanto una sguaiata patacca fine a se stessa, a funesta riprova del fatto che - se non verrà soccorso quanto prima da una provvidenziale tabula rasa - il Cinema Italiano non attraverserà vivo la soglia del 2012...

Vale di più i soldi del biglietto A Single Man o Tra Le Nuvole?

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locandina del film a single man di tom ford con colin firth

Per gli amanti del brivido non ci sono solamente gli sport estremi e il modello unico a mettere a dura prova la regolarità delle frequenze cardiache: c'è anche (attività forse meno mainstream ma non certo meno pericolosa) la doppietta al cinema il sabato sera. Perché, rispetto alla proiezione singola one shot, il rischio di incappare in una ciofeca raddoppia e con esso, complice il progressivo rilassamento dovuto alla permanenza prolungata in sala, raddoppia anche il rischio di sprofondare in un - seppur involontario - colossale abbiocco.

Ma per quanto avessi questo teorema ben chiaro in mente, oltre a una serie di precedenti statistici per nulla favorevoli, ieri sera ho ugualmente trovato il coraggio di riprovare, dopo lungo tempo, l'ebbrezza dell'uno-due davanti al grande schermo. Dove l'uno era A Single Man di Tom Ford con Colin Firth e Julianne Moore, e il due, come preannunciatoTra Le Nuvole di Jason Reitman con George Clooney e Vera Farmiga...

locandina di avatar di james cameron

Magari sono l'unico a riconoscere una qualche (capziosa?) differenza tra «vedere» e «guardare» - la stessa che riconosco tra «sentire» e «ascoltare», per intenderci -, quindi il mio metro di giudizio non è altro che un trip per voler necessariamente vedere del marcio (o del buono?) dove non ce n'è.

Sicuramente, però, malgrado i planetari entusiasmi, anche economici, raccolti da Avatar dal giorno della sua uscita, non sono l'unico ad avere avuto la percezione che sotto la - oggettiva, ci mancherebbe - sontuosità dell'apparato estetico e tecnologico del film ci siano una storiella fritta e rifritta, una sceneggiatura poco più che bimbominkia e una recitazione che nemmeno nei direct-to-video (con Sigourney Weaver, in particolare, che supera se stessa e, tra lei e il suo avatar, colleziona un totale di UNA espressione su 2 ore e 40 di pellicola)...

Quanti ottimi motivi ci sono per intervistare Alessio Guzzano?

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camera eye

Nome in codice: 3 Stelline.
E' la preoccupante tendenza - in voga già da qualche tempo (la prima volta che ho sollevato la questione era il 2 ottobre 2007, l'ultima un paio di settimane fa) - della cosiddetta "critica cinematografica specializzata" nostrana a celebrare con un proverbiale, paraculo «6 politico» anche la più fetecchia delle ciofeche pur di salvaguardare il prezioso posto in prima fila alle anteprime stampa e, soprattutto, nei salottini-bene degli amici degli amici.
E mentre in America la sana stroncatura mainstream è una piacevole abitudine, in Italia è una disdicevole libidine, circoscritta alle strisce di Stefano Disegni su Ciak, ai convivi di qualche buonanima del Web e a poco altro.

Tra questo «poco altro» figura, a ben vedere, anche Alessio Guzzano, "critico cinematografico non specializzato" di City, che - proprio per la sua scarsa propensione a mettere fiori nei cannoni e a sacrificare compiacenza sugli altari del servilismo - sembra sollevare più buzz e interesse (per esempio qui, quiqui) di quanto non facciano le recensioni dei prezzolati benpensanti. Sicché, mi sono detto, chi meglio di lui può disvelarci le oscure trame de gustibus che si celano dietro il contagioso e irreversibile fenomeno "3 Stelline"?

A Hollywood non azzecca più un film dai tempi di La Giuria (2003), per quanto il pessimo Mi Presenti I Tuoi? (2004) sia stato comunque un ottimo successo di pubblico, ma in compenso - o, forse, proprio per questo - in Italia sta diventando il prezzemolino della TV come nemmeno Belen Rodriguez. E dopo gli spot per la Coop, per Sky, per il Caffè Vergnano e il passaggio, tutt'altro che memorabile, al Festival di Sanremo, gli mancava giusto il promo per la Regione Marche per far rivoltare nella tomba anche il povero Giacomo Leopardi (che farlo recitare a un madrelingua pareva brutto, evidentemente)...

Se - come sembra - ha così tanto bisogno di soldi da accettare qualsiasi straccio di macchietta gli propongano, quanto ci manca che accetti di partecipare anche all'Isola Dei Famosi?

locandina del film baciami ancora di gabriele muccino con stefano accorsi

Avete presente quel genere di Cinema "Cucina Interno Notte" (o, se preferite, "Terrazza Esterno Giorno") in cui sempre-gli-stessi-registi dirigono sempre-gli-stessi-attori che interpretano sempre-gli-stessi-ruoli ruminando sempre-le-stesse-sceneggiature?
Si tratta del grande «Cinema Italiano d'Autore», il vasodilatatore corale della nostrana "critica specializzata" - le virgolette sono d'obbligo - che, per dimostrare che il tricolore di celluloide «è vivo e lotta insieme a noi», ne amplifica sistematicamente meriti e valutazioni senza battere ciglio nemmeno di fronte alla 300millesima storia della moglie cornuta e mazziata (a voi identificare l'attrice) che trova conforto in un amico gay - della serie "un sacco sensibile e un sacco creativo" e possibilmente donnissima - e conduce una logorante battaglia interiore per recuperare la sua verginale dignità e, con essa, la sua passionale voglia di amare.

D'altronde, finché il giocattolo funziona (al botteghino), perché rischiare di non essere più invitati alle anteprime per la stampa con buffet, cotillons e tête-à-tête con il cast al completo?
Pazienza se così si fa credere anche all'ultimo dei mestieranti di essere, per l'appunto, un «Autore» suscitandone lo sdegno solenne quando poi nelle rassegne poco più che intercondominiali - Oscar compresi - i suoi film non vengono filati di striscio o vengono sonoramente spernacchiati: l'importante è garantirsi l'ambìto posto in prima fila con tanto di flûte, pancia e portafoglio pieni...

Riuscirà il 3D a salvare il mondo dalla piaga della "Pirateria"?

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locandina di a christmas carol con jim carrey e colin firth

A CHRISTMAS CAROL
(di Robert Zemeckis con Jim Carrey, Colin Firth e Gary Oldman | USA, 2009 | Animazione | Sito ufficiale | Sito ufficiale italiano)

Tanto tuonò che piovve.
Dopo quasi un decennio di (infruttifere) crociate contro gli spauracchi del Peer2Peer, si direbbe proprio che i produttori cinematografici siano finalmente riusciti a trovare un modo per riappropriarsi almeno in parte del loro originario controllo sul mercato e, nella fattispecie, della cara, vecchia abitudine di poter prendere allegramente per i fondelli gli spettatori, di cui il download illegale al grido di «7 €uro e 50 per questa porcata? Neanche morto!» sembrava fino a ieri - sigh! - destinato a provocare l'estinzione.

Mentre scorrevano i trailer dei film di prossima uscita (= Avatar, Toy Story 3, Alice In Wonderland e Dragon Trainer) abbinati alla proiezione di A Christmas Carol, infatti, ripensavo alle pellicole in 3D che mi è capitato di vedere in questi ultimi mesi (= San Valentino Di Sangue, Coraline E La Porta Magica e L'Era Glaciale 3) e a quelle che non ho visto perché dissuaso da alcune - affidabili - stroncature (= Up, G-Force: Superspie In Missione, Jonas Brothers: The 3D Concert Experience e Battaglia Per La Terra 3D) e non riuscivo a non riconoscervi sottesa una precisa, intenzionale nota di continuità...

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  • Alessio: dopo la ciofeca di cioccolato non mi aspettavo altro...peccato però read more
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  • Jacopo: Ovviamente io l'ho trovato divertente e piacevole. Pensa che se read more
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  • Inc.Anto.: No, ma visti i tempi non mi stupirei affatto. Il read more
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  • Max Cosmico: Io attendo con ansia A-Team...e vorrei proporre a qualche regista read more
  • Inc.Anto.: Certo, per non parlare del sequel e del remake di read more

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