Avete presente quel genere di Cinema "Cucina Interno Notte" (o, se preferite, "Terrazza Esterno Giorno") in cui sempre-gli-stessi-registi dirigono sempre-gli-stessi-attori che interpretano sempre-gli-stessi-ruoli ruminando sempre-le-stesse-sceneggiature?
Si tratta del grande «Cinema Italiano d'Autore», il vasodilatatore corale della nostrana "critica specializzata" - le virgolette sono d'obbligo - che, per dimostrare che il tricolore di celluloide «è vivo e lotta insieme a noi», ne amplifica sistematicamente meriti e valutazioni senza battere ciglio nemmeno di fronte alla 300millesima storia della moglie cornuta e mazziata (a voi identificare l'attrice) che trova conforto in un amico gay - della serie "un sacco sensibile e un sacco creativo" e possibilmente donnissima - e conduce una logorante battaglia interiore per recuperare la sua verginale dignità e, con essa, la sua passionale voglia di amare.
D'altronde, finché il giocattolo funziona (al botteghino), perché rischiare di non essere più invitati alle anteprime per la stampa con buffet, cotillons e tête-à-tête con il cast al completo?
Pazienza se così si fa credere anche all'ultimo dei mestieranti di essere, per l'appunto, un «Autore» suscitandone lo sdegno solenne quando poi nelle rassegne poco più che intercondominiali - Oscar compresi - i suoi film non vengono filati di striscio o vengono sonoramente spernacchiati: l'importante è garantirsi l'ambìto posto in prima fila con tanto di flûte, pancia e portafoglio pieni...
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