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la repubblica degli stagisti di eleonora voltolina edizioni laterza

Ci sono progetti nati e cresciuti sul Web di cui i sedicenti «Internet Guru» non fanno - stranamente - mai parola, non essendo (purtroppo o per fortuna) focalizzati esclusivamente su self-marketing e social-idiocracy e affrontando (purtroppo o per fortuna) tematiche di una qualche importanza sociale che non siano semplicemente il citarsi addosso H24.

Uno di questi è La Repubblica Degli Stagisti, creata da Eleonora Voltolina nel 2007 sotto forma di blog (qui il suo primo post, che proprio oggi compie esattamente tre anni) ed evoluta al punto tale da diventare non solo «un giornale online nato per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisti», come si definisce, ma un vero e proprio punto di riferimento in seno al dibattito sociale e culturale sul mondo del Lavoro nel nostro Paese...

sei stato candidato ebook sui colloqui di lavoro di infojobs

Per chi - malauguratamente - non dispone di canali privilegiati per entrare nel (sempre più fantomatico) "Mondo del Lavoro", l'arcano rito del colloquio possiede ancora una sua primordiale e connaturata sacralità.
In primo luogo, perché già arrivarci è un miracolo*. In secondo luogo, perché - ingenuamente - si tende a prefigurarselo come un trampolino di lancio verso l'Olimpo dei Sogni, al punto da viverne l'attesa con lo stesso spirito di una Notte Prima Degli Esami, divorando guide motivazionali e manuali di bon-ton per non lasciare al caso nulla di intentato.

Tuttavia, se la nutrita (e folkloristica) letteratura di genere ci ha ormai insegnato fin troppo bene come rispondere alle domande dei selezionatori - «Non distogliere lo sguardo dal tuo interlocutore», «Non ostentare spavalderia», «Non ostentare insicurezza», «Non gesticolare», «Non tenere le mani in tasca», «Non parlare a monosillabi», «Non ingoiare una radio accesa» e altri 100 di questi «Non» e contrari di «Non» -, quello che nessuno ha mai pensato di insegnarci è quali sono esattamente le domande dei selezionatori, così che ci si potesse fare un'idea precisa di cosa aspettarsi...

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Nonostante le statistiche certifichino ormai da sempre che il nostro è uno dei Paesi più connettivamente arretrati tra quelli - cosiddettiavanzati, è però innegabile che il fermento creativo che si agita nel sottobosco del Web made in Italy lasci intravedere qualche spiraglio di ottimismo in più rispetto a quelli suggeriti dalle periodiche indagini di consumo.

E non soltanto in fatto di blog e annesse fiammate stagionali, ma anche (e soprattutto) in fatto di comunicazione, mobilitazione e aggregazione, categoria nella quale rientrano a pieno titolo tutte quelle "attività 2.0" che, animate dall'intraprendenza e dallo spirito di iniziativa privata, mirano a svolgere un ruolo di connessione sociale laddove le Istituzioni abitualmente nicchiano o, peggio ancora, sono assenti del tutto...

Quali sono le aziende italiane nelle quali si lavora meglio?

microsoft nominata best workplace 2010 in italia

Siete per caso tra "Quelli che «Microsoft? Nemmeno sotto tortura!»"? Male. Perché vi private a priori dell'opportunità di poter entrare a far parte dell'azienda italiana con il miglior ambiente e le migliori condizioni di lavoro per i propri dipendenti. Che, soprattutto di questi tempi, non è poco.
Secondo il Rapporto Best Workplaces Italia 2010 riportato integralmente da Italia Oggi, infatti, la divisione italiana del colosso di Redmond risulta al primo posto per trasparenza tra management e collaboratori, coinvolgimento di questi ultimi nelle politiche strategiche aziendali, spirito di squadrateamworking nonché, last but not leastincentivi e motivazioni al raggiungimento degli obiettivi.

E se ciò non bastasse a scrollarvi di dosso i pregiudizi che nutrite verso Microsoft, sappiate che anche a Mars Italia e a Cisco Systems Italy il clima che si respira dietro la scrivania non è poi molto diverso...

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Ebbene sì, ci siamo.
Qualcuno direbbe «Oops! I did it again», qualcun altro direbbe che «Errare è umano, perseverare è diabolico», fatto sta che da domani, 17 febbraio, in tutte le librerie uscirà Jobbing, la Guida Alle 100 Professioni Più Nuove E Più Richieste sul mercato del lavoro in Italia, edita da Sperling & Kupfer, che ho scritto nuovamente a 4 mani con Alessandro Rimassa a tre anni di distanza dall'esperienza di Generazione Mille Euro.

E, colpo di scena!, non si tratta di un sequel, di un prequel o di un remake come va tanto di moda oggi, bensì dell'evoluzione di un percorso che nel suo primo atto mirava a scoperchiare un problema e in questo secondo mira a dare uno (anzi: 100) stimolo per «costruire o inventare la propria carriera» in modo da rispondere a quel problema in modo pragmatico e consapevole...

The Best Job In The World sarà davvero il miglior lavoro del mondo?

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A leggere il bando di selezione, sembra quasi la risposta a chi pensa che «Ci andrei anch'io 3 mesi sull'Isola dei Famosi a grattarmi dalla mattina alla sera guadagnando tutti quei soldi!»: 6 mesi di lavoro/soggiorno/vacanza su un'isola tropicale australiana per 150.000 dollari australiani, circa 75.000 euro.

Non a caso lo definiscono The Best Job In The World, e c'è da giurare che coloro che proveranno a strappare l'esclusivo posto unico per partire - il prossimo 1 luglio - alla volta di Hamilton Island saranno molti di più di quelli che ogni anno sgomitano per superare i provini del Grande Fratello o di Amici...

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