I più affezionati (e/o attenti) di voi lettori sapranno forse che verso Trenitalia non nutro niente di simile a ciò che può essere - anche solo lontanamente - equiparabile all'apprezzamento. Anzi. E certo, di fronte agli abituali, ostinati e sistematici disagi in cui milioni di persone si imbattono quotidianamente, vale a poco la regola del «Mal comune mezzo gaudio». Anzi.
L'unico «mezzo gaudio» che riesco a provare quando c'è di mezzo Trenitalia è quello di leggere e/o guardare una qualche inchiesta che porti alla luce almeno una minima parte di tutto il sommerso che si nasconde dietro ai ritardi, al lerciume, al vandalismo e alle altre folkloristiche features che accompagnano abitualmente (e immancabilmente) i miei - e i vostri - viaggi su rotaia.
Peccato che ciò avvenga piuttosto di rado e che, nonostante la gravità del problema sia ormai da anni di pubblico dominio, se ne siano occupati a più riprese soltanto Report, AltroConsumo e ben pochi altri:

Il giornalismo d'inchiesta - cioè quello che va alla ricerca di documenti, testimonianze e prove "provate" - richiede tempo, energia e soprattutto non offre alcuna garanzia di successo. Per questo in Italia non se ne fa molto. In un'inchiesta si corre il rischio di trascorrere settimane intere alla ricerca della conferma di un dato e poi di non riuscire a trovarla. In Italia, giornalisti, direttori ed editori preferiscono puntare sul giornalismo "di denuncia". In altre parole: si va in stazione, si vede che ci sono treni in ritardo o i treni sporchi e si scrive un bel pezzo che costa pochissmo in termini di tempo ed energie.
A esprimersi in tal senso è Claudio Gatti, inviato del Sole24Ore negli Stati Uniti e recente autore del (succulento) saggio Fuori Orario - Da Testimonianze E Documenti Riservati Le Prove Del Disastro FS, nell'intervista che ho avuto il piacere di raccogliere per Blogosfere Economia E Finanza...
Ultimi Commenti