Non sono le canzoni in gara, non sono i nomi e i pedigree degli artisti, non sono i presentatori e le vallette e men che meno sono "i superospiti internazionali" o il solito residuo di dive a un punto morto della propria carriera. Il principale elemento di fascino del Festival di Sanremo è il meccanismo in base al quale, pur cambiando ogni anno il Regolamento e la modalità di voto, il nome del vincitore è sempre puntualmente quello che già era stato pronosticato come tale con settimane e settimane di anticipo.
Che si tratti delle schedine Totip, della giuria di qualità, della giuria demoscopica, del Televoto o di qualsiasi altro papocchio elettorale, non passa edizione senza che la proclamazione non possa avvenire - anziché nell'ultima serata - direttamente nella prima.
Come quando Gianni Ippoliti anticipava pubblicamente i successi di Anna Oxa e dei Pooh senza concedersi margine di errore, come quando venivano dati per sicuri i trionfi di Riccardo Cocciante, Enrico Ruggeri (con o senza Gianni Morandi e Umberto Tozzi), Elisa, Alexia, Francesco Renga e Simone Cristicchi, come quando suonavano manifestamente prevedibili anche gli exploit di Aleandro Baldi, Annalisa Minetti, Avion Travel, Povia, Giò di Tonno & Lola Ponce (aka Gianna Nannini), Marco Carta e Valerio Scanu...






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